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Biodiversità: ambientalisti, declino prosegue inesorabile

17.07.2017 - aggiornato: 17.07.2017 - 14:16

"Niente è cambiato" cinque anni dopo il lancio della Strategia Biodiversità Svizzera voluta dal Consiglio federale: il declino di flora, fauna ed ecosistemi prosegue "inesorabile" e "inquietante".

È l'accusa avanzata oggi in un comunicato divulgato da organizzazioni per la protezione dell'ambiente quali Pro Natura e le sezioni elvetiche di WWF e BirdLife.

Dei 18 obbiettivi fissati dal governo nel 2012, solo uno può essere raggiunto entro il 2020, lamentano nel testo le associazioni, quello nel campo della selvicoltura.

Un bilancio intermedio stilato da esperti per valutare le attività promosse in favore della biodiversità evidenzia che sui 120 traguardi parziali fissati dalla strategia, 14 hanno beneficiato di aiuti per venire centrati. Si tratta di un risultato peggiore rispetto a ogni previsione, sottolinea la nota.

Per quel che riguarda le aree protette "la Svizzera è da anni in fondo alla graduatoria europea", in quanto solo un "misero 0,1 per mille della superficie del Paese è stato aggiunto ai territori prioritari devoluti alla biodiversità", si rammaricano le organizzazioni ambientaliste.

Se dal punto di vista della quantità la Confederazione appare mal messa, la situazione non è migliore sotto quello della qualità, deplora il comunicato. L'80% delle torbiere e il 30% delle paludi basse è in effetti in fase di deterioramento, nonostante siano protette dalla Confederazione. La causa di ciò è da ricercare nella manutenzione carente, nell'inaridimento e nell'eccessivo apporto di azoto proveniente da agricoltura e traffico.

Pro Natura, WWF e BirdLife chiedono dunque al Consiglio federale di passare dalle parole ai fatti, assumendosi le proprie responsabilità e pubblicando un piano d'azione con misure concrete "all'altezza delle sfide che la Svizzera deve affrontare". Esse si augurano inoltre che la biodiversità sia presa in conto nella pianificazione della produzione energetica e nelle politiche economiche. I sussidi dannosi per organismi viventi ed ecosistemi devono poi essere messi da parte, soppressi per tappe o modificati, scrivono le organizzazioni ambientaliste.

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