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Il blitz non ferma il referendum, la Catalogna va avanti

21.09.2017 - aggiornato: 21.09.2017 - 20:50

Nonostante il duro colpo inferto dalla Guardia Civil spagnola all'organizzazione del referendum - 14 arresti e 10 milioni di schede sequestrate - la Catalogna non si ferma.

Anzi, continua come niente fosse la corsa verso il voto del primo ottobre dichiarato "illegale" da Madrid.

Il presidente Carles Puigdemont a sorpresa ha annunciato l'avvio del sito elettorale che indica, concretamente, a ogni cittadino dove e come potrà votare fra 10 giorni. Una mossa che prende in contropiede le dichiarazioni del premier spagnolo Mariano Rajoy, che ieri notte aveva dato per smantellato il referendum - "ora è una chimera" - e invitato Puigdemont alla resa per evitare "mali maggiori".

L'Ue intanto, hanno detto fonti comunitarie, segue con "grande preoccupazione" la situazione. La linea di Bruxelles rimane quella della non ingerenza. "Rispettiamo l'ordine costituzionale spagnolo", ha detto una portavoce. E la Francia ha detto di auspicare "una Spagna forte e unita".

La prima notte dopo il blitz a Barcellona è stata ad alta tensione. Il popolo indipendentista si è riversato in strada. Migliaia di persone - 40mila in serata - hanno stretto d'assedio nel ministero dell'Economia (al grido "Voteremo!", "Libertà!" "Via le forze d'occupazione") gli agenti della Guardia Civil che avevano compiuto arresti e perquisizioni. Sono potuti uscire solo alle 3 del mattino, scortati dalla polizia catalana.

Altre migliaia sono tornate a riunirsi oggi pacificamente davanti al Palazzo di Giustizia per esigere la scarcerazione dei 14 detenuti. Sette sono stati rimessi in libertà. Manifestazioni di protesta si sono tenute in tutta la Catalogna.

Per il referendum la situazione si è fatta "più complicata", ha ammesso a Tv3, emozionato, il vicepresidente Oriol Junqueras, i cui più stretti collaboratori sono finiti in manette ieri. "È evidente che non potremo votare come sempre", ha detto, "ma cercheremo di essere all'altezza". Poco dopo Puigdemont ha smentito Rajoy annunciando l'avvio del sito web con l'indicazione dei seggi - quelli abituali per le elezioni - dove si potrà votare l'1 ottobre.

La partita, ovviamente, non è chiusa. La pressione dello Stato spagnolo aumenterà nei prossimi giorni. Madrid ha già inviato rinforzi di polizia, almeno mille agenti, in Catalogna. Saranno alloggiati in tre navi nei porti di Barcellona e Tarragona. L'attracco a Palamos, in Costa Brava, un porto che dipende dal governo Puigdemont, è stato negato.

Il governo catalano ha pronti piani alternativi a seconda delle contromosse spagnole per arrivare comunque al voto, anche se oggi il ministro delle Finanze spagnolo Cristobal Montoro ha preso il controllo diretto delle sue finanze. Conti e carte di credito sono stati bloccati. Il governo non ha più le schede per il voto, le convocazioni dei 45mila membri dei seggi sono state sequestrate. I principali responsabili dell'organizzazione del voto sono stati arrestati.

"Le condizioni del gioco sono state alterate" ma "si andrà avanti", ha promesso Junqueras, che non ha escluso di poter essere arrestato lui stesso: "Non sono importante, c'è gente molto più preparata", ma può succedere.

Il rischio ora è di un'ulteriore fuga in avanti. Il leader del Pp catalano Xavier Albiol ha detto che Puigdemont potrebbe essere tentato, se messo all'angolo, da una dichiarazione unilaterale di indipendenza. "La situazione creata in Catalogna - avverte l'analista Enric Juliana - è grave, molto grave".

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