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Sudafrica al bivio, Anc elegge nuovo leader per rinascere

16.12.2017 - aggiornato: 16.12.2017 - 19:45

Il Sudafrica tenta di voltare pagina.

E l'African National Congress (Anc), il partito-movimento di liberazione che fu di Nelson Mandela, dopo 105 anni di vita cerca un nuovo leader che gli restituisca l'anima perduta in 23 anni ininterrotti di potere, insuccessi di governo, corruzione, scandali e lotte intestine, che hanno offuscato l'immagine della 'Nazione arcobaleno' nel mondo intero.

Oltre 5.000 delegati dell'Anc sono riuniti nel weekend a Johannesburg in una Conferenza dalla quale emergerà - il voto è atteso per domani - un nuovo leader del partito, che quasi certamente diverrà presidente della Repubblica al posto di Jacob Zuma, 75 anni, a capo dello stato dal maggio 2009, in 'scadenza' dopo due mandati consecutivi nella primavera del 2019.

Zuma, inseguito, da quando era il vice del presidente Thabo Mbeki, da accuse di corruzione e anche di violenza sessuale da lui sempre negate, finora rimasto indenne con la giustizia e sopravissuto a varie mozioni di sfiducia politica, è il primo a rendersi conto della necessità che il Paese sia guidato da un nuovo leader che ridia prestigio morale all'Anc e ne ne rinsaldi l'unità.

Aprendo i lavori della conferenza, ha esortato a convergere su un candidato unitario: "I piccoli litigi da cortile - ha detto Zuma - non portano da nessuna parte devono farsi da parte. Il nostro popolo è deluso, perché passiamo il tempo a farci la lotta fra noi invece di risolvere i problemi e le sfide quotidiane che affliggono la gente", ha detto Zuma, ricordando i risultati deludenti dell'Anc nelle ultime amministrative.

Salvo sorprese, la lotta è per il momento a due: spalla a spalla sono l'attuale vicepresidente Cyril Ramaphosa, 65 anni, al quale Zuma ha dato il suo sostegno, e la 68enne ex ministra Nkosazana Dlamini-Zuma, ex moglie dal presidente.

I loro approcci nelle rispettive campagne congressuali pongono l'accento su temi differenti: più 'sociale' il programma della Dlamini-Zuma, che ha promesso di dedicarsi a migliorare le condizioni di vita della maggioranza nera del Paese, afflitta da povertà, bassa istruzione, Aids e un tasso di criminalità elevatissimo; più 'liberista' quello di Ramaphosa, la cui priorità è di far decollare di nuovo l'economia sudafricana.

L'elezione di domani è uno degli snodi cruciali in oltre 25 anni di Sudafrica post-apartheid e chiunque diventerà presidente nel 2019 avrà un compito tutto in salita, e si troverà a cercare di saltare sull'ultimo treno utile per evitare il declino del Sudafrica.

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