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Due nuovi beati, martiri in Colombia

10.09.2017 - aggiornato: 10.09.2017 - 10:33

I PERSONAGGI - Venerdì Papa Francesco ha elevato agli altari il vescovo di Arauca, mons. Jesus Jaramillo e padre Pedro María Ramírez Ramos.

Da sinistra a destra: mons. Jaramillo e padre Ramos.

© foto GdP

di Cristina Vonzun

 

Francesco, nelle scorse ore, ha beatificato in Colombia due martiri locali: il vescovo di Arauca, mons. Jesus Jaramillo e padre Pedro María Ramírez Ramos. 
Jesús Emilio Jaramillo nacque il 14 febbraio 1916 a Santo Domingo (Colombia). Entrò giovane seminatista nell’Istituto per le Missioni Estere di Yarumal. Venne ordinato sacerdote nel 1940. Ricoprì diversi incarichi importanti nella Chiesa colombiana. L’11 novembre 1970 fu nominato Vicario apostolico di Arauca. Il 19 luglio 1984 San Giovanni Paolo II elevò il Vicariato a Diocesi di cui mons. Jaramillo divenne il primo vescovo. Jaramillo resse la Diocesi fino al 2 ottobre 1989, qundo fu ucciso a 73 anni. La sua macchina fu fermata da tre guerriglieri armati del fronte Domingo Laín dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN) che sequestrarono il vescovo e uno dei sacerdoti che lo accompagnavano. I due prigionieri furono separati e al prete fu detto di ritornare sul posto l’indomani. Quando si ripresentò, trovò il cadavere di Jaramillo con diverse ferite da arma da fuoco e senza la croce e l’anello episcopale.

Con ogni probabilità il vescovo fu “processato”, torturato e poi giustiziato, quale «reazionario» come affermarono gli uomini dell’ELN in un comunicato pubblicato sul foglio “Liberación”. Ad Arauca il vescovo svolse la propria attività pastorale, non trascurando in varie occasioni di prendere pubblicamente posizione contro la guerriglia marxista, specialmente contro quella condotta nel territorio dall’ELN, secondo gruppo armato dopo l’ex Farc. San Giovanni Paolo II lo ricordò come «servitore del Vangelo e vittima di una ingiustificabile violenza». Mons. Jaramillo è stato uno dei due vescovi citati tra i «cristiani che hanno dato la vita per amore di Cristo e dei fratelli in America» durante la Commemorazione ecumenica dei Testimoni della fede del XX secolo, il 7 maggio 2000, a Roma, nel contesto delle celebrazioni del Grande Giubileo dell’anno 2000. 

L’altro colombiano che è stato beatificato da papa Francesco è il “martire di Armero”, padre Pedro María Ramírez Ramos, ucciso a 44 anni, il 10 aprile 1948, il giorno dopo il tragico assassinio del politico cattolico liberale Jorge Eliecer Gaitán, candidato alle presidenziali colombiane del 1950, evento che, di fatto, fu la scintilla per lo scoppio del periodo cruento che prese appunto il nome di “La Violenza”, una guerra civile durata oltre 70 anni in cui morirono centinaia di migliaia di colombiani. Nel suo libro “Una víctima de la revolución de abril” il gesuita Juan Álvarez Mejía racconta: «Dopo l’uccisione di Jorge Eliécer Gaitán gran parte del popolo liberale di Armero si alzò contro le autorità esigendo la rinuncia del Presidente Mariano Ospina Pérez. I violenti accusavano anche la Chiesa cattolica ritenendo che fosse complice dei conservatori e contraria all’insurrezione poiché invitava alla calma e alla non-violenza. Verso le 14.30 del 9 aprile un folla aggressiva, armata, e con la partecipazione di non poche persone ubriache, tentò di arrestare padre Pedro Maria ma suor Miguelina, con decisione, riuscì ad impedirlo. Gli assalitori distrussero molte cose della chiesa, della canonica e del convento. Padre Pedro Maria si negò a fuggire dal Paese nonostante le accorate richieste dei suoi parrocchiani e amici. Il 10 aprile, come sempre, il sacerdotre celebrò la Messa molto presto, confessò un malato in ospedale e fece visita ai 170 carcerati. Prima di mezzogiorno consegnò alle suore le ultime ostie del tabernacolo conservandone per sé solo una».

Poi, con una matita scrisse il suo testamento. Nel documento si legge: «Da parte mia desidero morire per Cristo e nella sua fede (...). Ai miei famigliari dico che sarò il primo nell’esempio che loro devono seguire: morire per Cristo». Il 10 aprile, un folto gruppo di facinorosi profanò la canonica arrestando padre Pedro Maria, il quale venne portato subito sulla piazza centrale e qui fu linciato e ucciso. Il suo cadavere fu colpito con un machete. Il corpo martoriato del sacerdote restò in piazza per alcune ore e solo a mezzanotte la salma fu trascinata all’ingresso del cimitero. Il corpo del prete fu lasciato in un fosso, senza l’abito talare e senza che venisse collocato in una cassa mortuaria, furono inoltre impediti riti religiosi. Quasi un mese dopo i parenti poterono, finalmente, raccogliere i resti del povero sacerdote e portarli al cimitero di La Plata, suo paese natale. D’allora la sua tomba è divenuta meta di pellegrinaggi.

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