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La famiglia: “Questo è il mio tesoro”

11.09.2017 - aggiornato: 12.09.2017 - 07:54

Nella conferenza stampa sul volo di rientro dalla Colombia, Francesco invita a una maggior consapevolezza e ringrazia il popolo "nobile, che non ha paura di esprimersi"

© Foto Twitter

Nell'usuale conferenza stampa sul volo di rientro, papa Francesco ha parlato di Colombia ma non solo. Tra gli argomenti trattati nel botta e risposta con i giornalisti l'invito a Trump nel custodire l'unità della famiglia nella vicenda dei "Dreamers", la rivendicazione della Santa sede che ha avuto in questo modo un atteggiamento chiaro e forte nella crisi venezuelana. Infine l'appello a una maggiore consapevolezza dei mutamenti climatici.

Bergoglio ha iniziato la conferenza stampa affermando di essere "rimasto commosso dalla gioia, dalla tenerezza dalla gioventù, dalla nobiltà del popolo colombiano. Un popolo nobile che non ha paura a esprimersi come sente, a sentire e far vedere quello che sente. Così l’ho percepito io. È la terza volta che io ricordo, un vescovo diceva una quarta volta… Ringrazio la testimonianza di gioia, speranza, pazienza nella sofferenza di questo popolo. Mi ha fatto tanto bene".

Se dovesse visitarla di nuovo tra un anno o due come le piacerebbe che fosse la Colombia?

"Che il motto fosse: facciamo il secondo passo. Ci sono passi che danno speranza. L’ultimo è il cessate il fuoco del ELN, lo ringrazio tanto. C’è qualcosa di più che ho percepito: la voglia di andare avanti in questo processo va oltre i negoziati che si stanno facendo, è una voglia spontanea e lì c’è la forza del popolo. Il popolo vuole respirare dobbiamo aiutarlo, con la vicinanza e la preghiera. Soprattutto con la comprensione di quanto dolore c’è dentro tanta gente."

Lei ogni volta che incontra i giovani dice sempre loro: non fatevi rubare la speranza, il futuro. C’è stata negli Usa l’abolizione della legge dei dreamers, “sognatori”, 800mila ragazzi, che perdono il futuro…

"Ho sentito di questa legge, non ho potuto leggere gli articoli, come si è presa la decisione. Non la conosco bene, però staccare i giovani dalla famiglia non è una cosa che dà un buon frutto né per i giovani né per la famiglia. Questa legge che credo viene dall’esecutivo non dal Parlamento, se è così, ho speranza che si ripensi un po’. Ho sentito parlare il presidente degli Usa che si presenta come un uomo prolife e se è un bravo pro life capisce l’importanza della famiglia e della vita e va difesa l’unità della famiglia. Per questo ho intenzione di studiare bene quella legge. Quando i giovani si sentono – parlo in generale - sfruttati, alla fine, si sentono senza speranza".

Ha poi introdotto il tema dei cambiamenti climatici

"Perché si tarda a prendere coscienza degli effetti dei cambiamenti climatici? Mi viene un frase dell'Antico Testamento, del Salmo: 'L'uomo è uno stupido'". Queste le parole di papa Francesco. "È un testardo", ha proseguito. "L'unico animale del creato che mette la gamba sullo stesso buco è l'uomo, il cavallo non lo fa. La superbia, la sufficienza... e poi il dio tasca, no? Non solo sul creato, tante cose, tante decisioni, tante contraddizioni dipendono dai soldi".  A proposito delle responsabilità morali dei politici che negano che i mutamenti climatici dipendano anche dall'uomo, il Papa ha risposto che "chi nega deve andare dagli scienziati e domandare loro. Loro parlano chiarissimo, gli scienziati sono precisi. Del cambiamento climatico si vedono gli effetti e gli scienziati dicono chiaramente la strada da seguire. E tutti noi abbiamo una responsabilità, tutti. Chi piccola, chi più grande, ma ognuno ha la sua, dai politici in giù. Credo sia una cosa su cui non scherzare, è molto seria. Poi decida, e la storia giudicherà le decisioni".

Ormai da mesi lei chiede la fine di tutte le violenze in Venezuela. Non sarebbe possibile avere parole più forti e forse più chiare?

"Credo che la Santa Sede ha parlato forte e chiaramente. Quello che dice il presidente Maduro, che lo spieghi lui. Non so cosa ha nella sua mente. La Santa Sede ha inviato un nunzio di primo livello. Poi ha parlato: ha parlato con persone, ha parlato pubblicamente. Io tante volte nell’Angelus ho parlato della situazione. Cercando sempre una via di uscita, aiutando, offrendo un aiuto per uscire. Mi sembra che la cosa è molto difficile. Quello che è più doloroso è il problema umanitario. La gente scappa o soffre. Un problema umanitario che dobbiamo aiutare a risolvere in ogni maniera. Credo che le Nazioni Unite devono farsi sentire anche lì per aiutare".

Il ringraziamento conclusivo del Papa

"Vorrei ringraziare l’esempio del popolo colombiano. Vorrei finire con una immagine. Quello che più mi ha colpito dei colombiani delle quattro città visitate era la folla lungo le strade, i papà e le mamme che alzavano i loro bambini per farli vedere al Papa perché il Papa li benedicesse. Come dicendo: “Questo è il mio tesoro. Questa è la mia speranza. Questo è il mio futuro. Io ci credo”. Questo mi ha colpito: la tenerezza, gli occhi di quei papà e di quelle mamme. Bellissimi, bellissimi. Questo è un simbolo, un simbolo di speranza, di futuro. Un popolo capace di fare bambini e poi farli vedere così, come dicendo “questo è il mio tesoro”, è un popolo che ha speranza e ha futuro. Grazie tante".

(Red/Ats/Avvenire)

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