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La visita del Papa ad Alessano e Molfetta

20.04.2018 - aggiornato: 20.04.2018 - 16:22

Dopo la prima tappa nella città natale di don Tonino Bello, Francesco ha concelebrando la Santa Messa a Molfetta assieme a una trentina di vescovi.

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Ha preso il via questa mattina il 21esimo viaggio italiano di papa Francesco: il Pontefice è infatti arrivato intorno alle 8.45 ad Alessano, città natale di don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, morto esattamente 25 anni fa, il 20 aprile 1993, di cui è in corso la causa di beatificazione. In attesa del Pontefice, ieri sera vi è stata stata una veglia di preghiera davanti alla chiesa parrocchiale dove fu battezzato don Tonino, a cui hanno partecipato numerosi giovani, che poi sono rimasti svegli per tutta la notte.

Al suo arrivo, Bergoglio è stato accolto dal vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, Vito Angiuli, e dal sindaco Francesca Torsello. Prima tappa del viaggio il cimitero comunale, dove riposa don Tonino Bello. Qui si è fermato per diversi minuti di preghiera e ha deposto un mazzo di fiori bianchi e gialli.

 

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Subito dopo, Francesco ha incontrato e salutato i famigliari di don Tonino, tra cui anche diversi pronipoti, e riceve in dono dai due fratelli una stola appartenuta al vescov, che gli fu regalata durante un viaggio a El Salvador nel decennale dell'assassinio di monsignor Romero, e un grembiule ricamato dalle donne del paese, segno della Chiesa col grembiule tanto cara a monsignor Bello.

 

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Successivamente il Papa si è recato in un'area limitrofa, dove è stato allestito un palco, per salutare i 20mila fedeli che lo attendono fin dalle prime ore dell'alba.

Don Tonino, uomo di pace

Nel suo discorso davanti alla folla di fedeli, papa Francesco ha ricordato la figura di don Tonino e il impegno contro tutte le guerre. A partire da quelle più vicine. "Agiva localmente per seminare pace globalmente, nella convinzione che il miglior modo per prevenire la violenza e ogni genere di guerre è prendersi cura dei bisognosi e promuovere la giustizia", ha detto il Pontefice.

 

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Capire i poveri, ha ricordato Bergoglio, era per il vescovo di Molfetta vera ricchezza: "Aveva ragione, perché i poveri sono realmente ricchezza della Chiesa. Ricordacelo ancora, don Tonino, di fronte alla tentazione ricorrente di accodarci dietro ai potenti di turno, di ricercare privilegi, di adagiarci in una vita comoda". E ancora: "Una Chiesa che ha a cuore i poveri rimane sempre sintonizzata sul canale di Dio, non perde mai la frequenza del Vangelo e sente di dover tornare all’essenziale per professare con coerenza che il Signore è l’unico vero bene. Don Tonino ci richiama a non teorizzare la vicinanza ai poveri, ma a stare loro vicino, come ha fatto Gesù, che per noi, da ricco che era, si è fatto povero".

Il Papa ha poi voluto citare un gioco di parole che spesso usava don Tonino: "contempl-attivo". "Caro don Tonino - dice il Pontefice - ci hai messo in guardia dall’immergerci nel vortice delle faccende senza piantarci davanti al tabernacolo, per non illuderci di lavorare invano per il Regno. E noi ci potremmo chiedere se partiamo dal tabernacolo o da noi stessi. Potresti domandarci anche se, una volta partiti, camminiamo; se, come Maria, Donna del cammino, ci alziamo per raggiungere e servire l’uomo, ogni uomo. Se ce lo chiedessi, dovremmo provare vergogna per i nostri immobilismi e per le nostre continue giustificazioni. Ridestaci allora alla nostra alta vocazione; aiutaci ad essere sempre più una Chiesa contemplattiva, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo".

 

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La conclusione del Papa è un invito a imitare monsignor Bello, affinché la sua profezia sia attuata: "Non accontentiamoci di annotare bei ricordi, non lasciamoci imbrigliare da nostalgie passate e neanche da chiacchiere oziose del presente o da paure per il futuro. Imitiamo don Tonino, lasciamoci trasportare dal suo giovane ardore cristiano, sentiamo il suo invito pressante a vivere il Vangelo senza sconti. È un invito forte rivolto a ciascuno di noi e a noi come Chiesa. Ci aiuterà a spandere oggi la fragrante gioia del Vangelo".

Al termine il Papa ha invitato i presenti a recitare un'Ave Maria davanti all'immagine della Vergine de Finibus Terrae che si venera a Santa Maria di Leuca, dove Benedetto XVI si recò in pellegrinaggio 10 anni fa.

 

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L'arrivo a Molfetta

Papa Francesco, un po' in ritardo sulla tabella di marcia, si è poi congedato ed è ripartito per la sua seconda meta della giornata, ossia la Città di Molfetta, dove ad attenderlo c'eano decine di migliaia di fedeli. Il Pontefice è atterrato verso le 11 nel piazzale adiacente l’antico Duomo, di fronte all’Adriatico. Al suo arrivo è stato accolto dal vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, monsignor Domenico Cornacchia, e dal sindaco Tommaso Minervini.

Successivamente ha raggiunto il palco predisposto sul porto per la celebrazione della Messa, che viene celebrata assieme a una trentina di vescovi provenienti dalla Puglia e da fuori regione.

La Messa

Durante l'omelia, il Papa ha ricordato che sono due gli elementi centrali per la vita cristiana: il Pane eucaristico e la Parola. "Infatti senza di Lui, Pane di vita, ogni sforzo nella Chiesa è vano, come ricordava don Tonino Bello: "Non bastano le opere di carità, se manca la carità delle opere. Se manca l’amore da cui partono le opere, se manca la sorgente, se manca il punto di partenza che è l’Eucaristia, ogni impegno pastorale risulta solo una girandola di cose"".

Don Tonino, ha continuato il Pontefice, "tra voi è stato un Vescovo-servo, un Pastore fattosi popolo, che davanti al Tabernacolo imparava a farsi mangiare dalla gente". Don Tonino sognava una Chiesa affamata di Gesù e intollerante ad ogni mondanità, una Chiesa che sa scorgere il corpo di Cristo nei tabernacoli scomodi della miseria, della sofferenza, della solitudine. Perché l’Eucarestia non sopporta la sedentarietà e senza alzarsi da tavola resta un sacramento incompiuto".

Il "Pane di vita" è infatti anche "Pane di pace". E il Papa ha ricordato come don Tonino sosteneva che "la pace non viene quando uno si prende solo il suo pane e va a mangiarselo per conto suo". La pace "è qualche cosa di più: è convivialità". È "mangiare il pane insieme con gli altri, senza separarsi, mettersi a tavola tra persone diverse”, dove “l’altro è un volto da scoprire, da contemplare, da accarezzare”. Perché i conflitti e tutte le guerre “trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti”. E noi, che condividiamo questo Pane di unità e di pace, ha sottolineato il Pontefice “siamo chiamati ad amare ogni volto, a ricucire ogni strappo; ad essere, sempre e dovunque, costruttori di pace”.

Il grazie del vescovo Cornacchia

Alla fine della celebrazione il vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, monsignor Domenico Cornacchia, ha ringraziato il Papa "per la prima visita di un Pontefice nella nostra terra", esprimendo la "gioia, il filale affetto e la sincera gratitudine" di tutto il popolo. E ha sottolineato come l’episcopato di Tonino Bello si sia svolto "in piena sintonia con Lei", coltivando "il sogno di una Chiesa povera e per i poveri. Se oggi don Tonino fosse con noi – ha aggiunto il presule – avrebbe appena un anno in più di Lei, Santità, e come sarebbe felice di ascoltarla e di vedere tradotto, nei suoi gesti, il discorso sulla "Chiesa del grembiule"". Don Tonino era un "vescovo che profumava di popolo" e alla sua morte, 25 anni fa, "veniva acclamato già santo".

Francesco è quindi ripartito alla volta del Vaticano.

(Red/Avvenire)

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