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Sinodo: l’ottimismo dei vescovi africani

20.10.2015 - aggiornato: 24.06.2016 - 13:25

Il cardinale Napier, arcivescovo di Durban e firmatario della lettera dei 13 prelati al Papa, si dice molto soddisfatto dell’andamento dei lavori sinodali e del metodo scelto. Il suo è un significativo cambiamento di opinione.

(AP Photo/Alessandra Tarantino)

Le famiglie divise dall’emigrazione, la situazione dei matrimoni in Africa con le “coabitazioni” prematrimoniali, il motu proprio sulla nullità matrimoniale sono stati i principali temi affrontati durante il briefing a margine delle sessioni mattutine del Sinodo sulla Famiglia.

 

Al Sinodo si è concluso stamani il lavoro dei gruppi linguistici sulla terza ed ultima parte dell’"Instrumentum laboris" (il documento di lavoro), parte dedicata al tema “La missione della famiglia oggi”.

 

Nel pomeriggio di oggi, le Relazioni dei 13 gruppi linguistici sono state presentate ai Padri sinodali e domani verranno pubblicate. 

“I vescovi africani sono ottimisti sull’esito del Sinodo”, ha affermato il cardinale Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban (Sudafrica) nel corso del briefing in Vaticano sui lavori sinodali. “Il nuovo metodo – ha sottolineato il cardinale parlando della metodologia del Sinodo proposta dal Papa– è di grande aiuto perché lascia molto tempo per riflettere nei gruppi linguistici, confrontarsi tra persone di diverse parti del mondo nonché  con gli uditori laici e i delegati fraterni”.

 

Parole che sulle labbra di un cardinale che non ha mai smentito di essere uno dei firmatari della famosa lettera indirizzata a Papa Francesco, nella quale si ponevano dubbi sul metodo sinodale, significa veramente un cambiamento di orizzonti rispetto agli inizi del Sinodo. A chi, infatti, ha fatto notare a Napier questo suo attuale atteggiamento positivo, il cardinale, ha replicato che il Papa “ha risposto immediatamente, il giorno dopo, e questo ha fatto una differenza enorme, ha creato fiducia. Da quel momento tutti abbiamo lavorato per il bene del Sinodo.

Per questo la mia impressione – ha continuato – è di un Sinodo che a differenza del precedente, lavora con sinodalità e collegialità. Camminiamo insieme per il bene della Chiesa”. Il cardinale Napier ha anche elencato una serie di problemi ai quali i vescovi africani tengono in particolar modo. Tra questi, la “coabitazione” prematrimoniale che in Africa “non è contro ma a favore del matrimonio”.

 

“Il matrimonio tradizionale africano, non è un matrimonio tra due individui – ha sottolineato – ma tra due famiglie. Si dice combinato ma in realtà è negoziato. E in questo processo le famiglie dei fidanzati, in attesa di trovare l’accordo finale sulle questioni economiche, possono mettersi d’accordo per una convivenza prima ancora che le nozze siano celebrate. La coabitazione quindi è  parte di un matrimonio a tappe”. In ogni modo, ha concluso il cardinale Napier, si tratta di uno dei quegli argomenti “che deve essere lasciato alla decisione dei vescovi africani”, avvalorando così l’idea di Francesco che non più tardi di sabato aveva parlato di Sinodo come strumento di decentralizzazione. 

 

Al briefing è intervenuto anche il cardinale Lluís Martinez Sistach, arcivescovo di Barcellona (Spagna), canonista di formazione. A lui sono state rivolte soprattutto le domande sulla nuova procedura di nullità dei matrimoni che il Papa ha fatto approvare prima del Sinodo. Sistach ha affermato che la riforma delle procedure sulla nullità matrimoniale, «armonizza pienamente la fedeltà e indissolubilità con la misericordia della Chiesa». 

 

Sistach ha sottolineato che il processo «breve» può diventare senza problemi «ordinario» qualora emerga che non ci siano le condizioni della brevità. Il cardinale messicano Alberto Suarez Inda, arcivescovo di Morella, da parte sua, ha ricordato l’appello del Papa a considerare «la realtà superiore all’idea» anche per quanto riguarda le famiglie: un principio bergogliano di grande concretezza. Suarez ha parlato della sua esperienza pastorale nello stato messicano del Michoacán, dove si è trovato di fronte al dramma di famiglie divise dall’emigrazione negli Stati Uniti, complicato dalla diffusione del crimine organizzato, che miete vittime anche molto giovani, portando il lutto e il dolore tra i loro congiunti. Il ricongiungimento tra migranti, ha spiegato, è reso difficile dalle restrizioni burocratiche, mentre alcune famiglie finiscono sfasciate dall’infedeltà, favorita dalla lontananza tra coniugi. Anche per questi motivi, ha aggiunto l’arcivescovo di Morelia, sarebbe auspicabile “mitigare le cause che portano alla migrazione”.

 

 

(red)

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