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Un'amicizia che colma tanti bisogni

12.11.2017 - aggiornato: 13.11.2017 - 12:49

IL PERSONAGGIO - Padre Maurizio Bezzi, nato e cresciuto vicino al lago d’Iseo, ora lavora con evangelici e islamici per i ragazzi di strada in Camerun.

di Ilaria Sargenti

 

Non hanno un lavoro, una formazione, una casa, alle volte finiscono in prigione. Ma soprattutto non hanno avuto una famiglia che volesse loro bene. Sono i ragazzi di strada di Yaundé, capitale del Camerun. Sono i ragazzi che don Maurizio Bezzi, missionario del Pime, aiuta dal 2002 nel Centro Edimar. Don Maurizio, 60 anni, è nato e cresciuto vicino al lago d’Iseo, nella Bergamasca, dove è tornato in questi giorni. Ieri sera, sabato 11 novembre, alle 17.30, ha celebrato la Messa nella chiesa della Trasfigurazione a Breganzona. È poi seguito, nel salone parrocchiale, la sua testimonianza e un aperitivo.

Il sacerdote si è avvicinato al mondo delle missioni da piccolo, grazie agli incontri promossi in parrocchia. Da quel momento non ha più lasciato il mondo missionario, studiando nei seminari del Pime. Dopo esser stato ordinato prete nel 1984, padre Maurizio parte nell’87 per il Camerun, Paese che non ha più lasciato. Passati i primi quattro anni nella regione dell’estremo nord, zona ora turbata dall’organizzazione di Boko Haram, nel ‘91 ha raggiunto la capitale del Paese, lavorando con i ragazzi di strada. «La capitale, con i suoi due milioni di abitanti,  conosce i grandi problemi delle metropoli del Terzo Mondo: esodo rurale, disoccupazione... Ma soprattutto, ascoltando questi ragazzi, si capisce che c’è un problema molto più profondo: quello di non sentirsi amati», ci racconta il missionario. «Sono figli di famiglie disastrate, con padri assenti o situazioni di bigamia. Non aver vissuto in tenera età un rapporto affettivo stabile fa sì che questi giovani si stacchino precocemente dalla loro famiglia, attirati dalle grandi città, soprattutto dai  divertimenti che vi si trovano».

Nel 2002 padre Maurizio avvia il Centro Edimar, un’esperienza educativa di accoglienza e di amicizia, una proposta chiara e affascinante. «Li aiutiamo a riconciliarsi con se stessi, con la famiglia, quindi a reintrodursi nella società. La caratteristica del nostro Centro è proprio quella educativa. Non c’è assistenza, nel senso che non diamo loro né da mangiare né da dormire. “Veniamo qui perché troviamo una vera amicizia”, rispose una volta un ragazzino ad un giornalista che gli chiedeva come mai venisse da noi pur non ricevendo nulla. L’amicizia è quello di cui hanno bisogno».

Al Centro Edimar, che propone animazione, sport, doposcuola, e offre un cortiletto per giocare, sono in 100-150 tutti i giorni, i ragazzi tra i 15 e i 20 anni che vengono a cercare un po’ di affetto, amicizia, una parola di conforto, un punto fermo di speranza tra le false e luccicanti promesse della città, un punto fermo che non hanno mai trovato nella loro famiglia. «Si capisce proprio che hanno bisogno di accoglienza. In questi anni abbiamo potuto raccogliere dei bei frutti. Ci vuole tempo, dopodiché si può cominciare a costruire. Li stimoliamo a lavorare. Fortunatamente siamo vicini alla stazione ferroviaria e al mercato della frutta, quindi vi è sempre lavoro a giornata per chi ha voglia di impegnarsi».

Ad aiutare padre Maurizio vi sono dodici educatori locali, tra cui un musulmano e un pastore protestante. Essi assicurano una presenza nelle strade per avvicinare chi non frequenta la struttura, organizzano partite di calcio nei vari quartieri della città, visitano i commissariati di polizia e le carceri per fornire aiuto legale o psicologico ai giovani, visitano le famiglie per favorire l’avvicinamento dei figli, organizzano attività formative e aiutano nell’inserimento nel mondo del lavoro. «La novità con cui il Centro si è posto dentro la problematica dei ragazzi di strada è proprio questa: partire da un’amicizia. La possibilità di riscatto risiede in un’amicizia che si china su di loro. Vorremmmo che questa storia bella possa continuare. Come ora continua con il sostegno di tanti amici», conclude padre Maurizio.

Per chi volesse dare una mano il riferimento è il sito del Pime: www.pimemilano.com, progetto K620. 

 

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