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La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta di Melide

05.07.2017 - aggiornato: 10.07.2017 - 09:30

Nel quinto numero della rivista “Arte e Cultura” gli artisti di Melide e la loro parrocchiale. (ORDINALO QUI)

© Arte e Cultura
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Chi entra per la prima volta nella parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta di Melide si rende subito conto di essere arrivato in una chiesa speciale. La preziosità degli affreschi del presbiterio, le pale d’altare, gli stucchi delle cappelle, le iscrizioni e le lapidi sono testimoni di un passato fatto della presenza di artisti che hanno lavorato in tutta Europa al servizio di clero e nobiltà. Quello che si vede, però, è il risultato di una serie di restauri e di interventi decorativi nelle varie epoche, che hanno a volte cancellato, a volte affrescato ex novo e, a volte, in qualche modo modificato il preesistente. La rivista Arte e Cultura ha qui cercato di ricostruire le molteplici fasi che si sono susseguite nella chiesa, dando spiegazione di ciò che attualmente si vede e di ciò che è stato cambiato nel tempo. Nel contempo, si è data la paternità ad alcune opere fino ad oggi dubbie, apportando contributi significativi alla storiografia artistica.

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La rivista si struttura pertanto a capitoli, che corrispondono ai saggi degli autori: si incomincia con una panoramica sugli artisti di Melide in Europa per descrivere in modo critico le opere della loro chiesa a partire dal Medioevo (con la analisi delle fasi costruttive dell’edificio), fino all’ultima campagna decorativa del Novecento che, in parte, è stata rimossa per far riscoprire gli originari affreschi di inizio Seicento nel presbiterio dedicati alle Storie della Vergine attribuite per la prima volta al pittore Giovan Battista Caresana di Cureglia (1568-1619). L’impressione che deriva da una analisi approfondita degli apparati decorativi è che la chiesa testimoni un influsso piuttosto evidente di alcune personalità illustri del paese che, sebbene lontane per ragioni di lavoro da Melide, vi hanno voluto lasciare una traccia ben visibile del loro status conseguito fuori dal paese natale. Primi, naturalmente, i Fontana, con un’impronta romana alla decorazione della chiesa, per rimarcare il loro prestigio ottenuto nella Città Eterna; i Salvi, artisti ancora tutti da scoprire, legati a imprese costruttive in centro Italia; i Castelli, con manufatti di sapore italiano e nordico, come nel caso di Matteo Castelli, con riferimento all’altare della cappella del Crocefisso e una pala di stampo nordico; Quirico Castelli e i suoi figli Giovan Antonio e Pietro Castelli, scultori dello stucco attivi soprattutto nella Svizzera tedesca e a Melide presenti nella cappella di Sant’Antonio Abate; gli architetti Lucchesi, famosi a Nord delle Alpi e documentati con lapidi e lasciti generosi; l’ingegner Giulio Pocobelli, ricordato con una lapide sulla facciata laterale della chiesa. Un lavoro di ricerca, dunque, che è stato possibile grazie all’aiuto significativo degli studiosi, del Sindaco di Melide Angelo Geninazzi e di don Italo Molinaro, a cui va il mio grazie, unitamente a tante altre persone che hanno collaborato a questa pubblicazione.

(Red)

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