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Scopri il secondo numero di "Arte e Cultura"

24.10.2016 - aggiornato: 12.12.2016 - 14:51

Il nuovo numero della rivista edita dal GdP è dedicato all'incisore Giacomo Mercoli di Mugena.  (ORDINALO QUI)

Giacomo Mercoli nepos, incisione da Giovanni Sartori, Vergine delle Grazie. (Ticino, Collezione privata).

La copertina del secondo numero della rivista edita dalle Edizioni GdP.

«Lamenteranno a lungo gli abitanti del Cantone Ticino la perdita fatta la scorsa settimana di un uomo, che nell’arte sua era forse, a detta dei più valenti professori, unico in Europa»: così scriveva Giocondo Albertolli - celebre stuccatore e insegnante di ornato dell’Accademia di Brera nativo di Bedano - in un necrologio dedicato all’amico e sodale Giacomo Mercoli, il 25 ottobre 1825. E davvero la carriera del Mercoli - detto nepos, nipote, per distinguerlo dallo zio omonimo, anch’egli incisore - ebbe un respiro che si potrebbe definire europeo. Benché, infatti, l’esistenza del nostro rimase per lo più circoscritta entro i confini rassicuranti del Ticino e la cerchia delle mura di Milano, egli non si limitò a collaborare con il conterraneo Albertolli, ma ottenne importanti commissioni da aristocratici, reali ed esponenti delle forze politiche che si contendevano l’egemonia nel continente nei decenni tormentati al discrimine tra il XVIII e il XIX secolo.

Nell’epoca di massimo splendore della Milano asburgica si trovò così a partecipare dapprima come stuccatore, poi come incisore al fervente cantiere del Teatro alla Scala, e in seguito, al servizio dell’Arciduca Ferdinando d’Austria, incise i progetti di Giuseppe Piermarini per la Villa Reale di Monza. La crescente fama di cui godeva aveva spinto, nel frattempo, l’architetto Giacomo Quarenghi ad affidargli l’incisione dei suoi disegni per il Teatro del Romitaggio (Ermitage) e del Palazzo della nuova Borsa della lontana San Pietroburgo.  All’arrivo in Lombardia delle forze francesi ebbe quindi l’incarico, insieme al figlio Michelangelo, di celebrare con visioni allegoriche, scene di battaglia e ispirati ritratti l’ideale rivoluzionario e il sogno napoleonico che ne conseguì. Dei legami con i suoi nobili committenti resta, invece, una traccia memorabile nelle incisioni che immortalano la cappella di famiglia del conte Bartolomeo Giuliari di Verona (presentate, per l’occasione, nel dettagliato contributo di Laura Facchin).

Il diario inedito dell’artista - nella rivista finalmente riprodotto e pubblicato nella sua interezza a cura di Giorgio Mollisi - testimonia quindi il riverbero quotidiano di un’esperienza tanto straordinaria, nelle brevi annotazioni delle commissioni e dei pagamenti ricevuti o elargiti come nel resoconto dell’impegno profuso nei diversi lavori. Ne emerge allora l’immagine in controluce di un artista meticoloso e attentissimo nel difendere i propri interessi o diritti: certo un uomo semplice ed estremamente legato alla propria terra, «un campagnolo che ha l’orgoglio di ridersi di ogni grandezza cittadina» (come lo definì, con ammirazione, il marchese Luigi Cagnola), ma anche un professionista consapevole della propria maestria e pronto a far valere il suo nome.

 

(FA)

 

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