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Addio al regista Squitieri

19.02.2017 - aggiornato: 19.02.2017 - 18:20

Il grande regista del cinema italiano è morto a Roma a 78 anni.

Si è spento a Roma, all'ospedale Villa San Pietro, il regista Pasquale Squitieri. Era nato a Napoli il 27 novembre del 1938. 

Dalla mafia alla droga, dal terrorismo alle cosiddette 'morti bianche' fino all'immigrazione. Sono questi i temi che Pasquale Squitieri, uno dei grandi artigiani del cinema italiano, ha da sempre affrontato nel suo cinema, non senza una iniziale incursione nel genere spaghetti western.

Squitieri aveva debuttato alla regia nel 1969 con il film “Io e Dio”, prodotto da Vittorio De Sica. Tra i suoi lavori più celebri, “Il prefetto di ferro” (1977), con Giuliano Gemma nel ruolo del prefetto Cesare Mori, “Li chiamarono bruganti” (1999) sul brigantaggio post unitario e Claretta (1984), con Claudia Cardinale nel ruolo di Claretta Petacci. Proprio la Cardinale è stata per 30 anni compagna di Squitieri. 

 

Il regista «un anno fa - racconta la seconda moglie Ottavia Fusco - ha avuto un terribile incidente stradale dal quale non si è mai ripreso le cui conseguenze nell’ultimo tempo lo avevano costretto addirittura a problemi di deambulazione. Si è spento per complicanze respiratorie dovute a un enfisema. È stato sempre un accanito fumatore. Ma il suo amore per il cinema quello è sempre rimasto immutato».  Squitieri ha avuto anche una parentesi politica: fu eletto senatore nel 1994 con Alleanza Nazionale, in seguito si era ricandidato con il Pdl. 

 

Nato a Napoli nel 1938, Squitieri dopo la laurea in Giurisprudenza si trasferisce a Roma per essere uno dei protagonisti della pièce teatrale di Giuseppe Patroni Griffi “In memoria di una signora amica”. Si avvicina al mondo del cinema in veste di aiuto regista di Francesco Rosi, ma grazie ad un finanziamento di Vittorio De Sica, dirige il suo primo film (Io e Dio, 1970). Con lo pseudonimo di William Redford, firma Django sfida Sartana (1970), mentre sta per rivolgere la sua attenzione verso la malavita organizzata di una Napoli dei giorni nostri, Camorra (1971). Successivamente torna indietro nel tempo per risalire alle origini della camorra, I guappi (1974), con Franco Nero Nero e Fabio Testi. Accanto a loro, dirige per la prima volta Claudia Cardinale, sua compagna di vita per tantissimi anni. 

 

Nella seconda metà degli anni ’70 realizza due film sulla mafia siciliana, Il prefetto di ferro (1977) e Corleone (1978), entrambi con Giuliano Gemma. Regista discontinuo e coraggioso, nel 1984 torna polemicamente alla ribalta per un film dedicato alla giovane amante di Benito Mussolini, fucilata insieme a lui nell’aprile del 1945. Con Claretta, presentato al Festival di Venezia, si attira subito le critiche di chi lo giudica troppo compassionevole nei confronti della donna del duce. Negli anni ’80 lavora per la televisione per poi tornare ancora ad affrontare il problema della droga attraverso la storia di una madre che cerca disperatamente di salvare il proprio figlio dall’eroina (Atto di dolore, 1990). A parte la Cardinale, torna a spesso a lavorare con gli stessi attori. Come Franco Nero, uno dei protagonisti di Li chiamarono...briganti! (1999). Tra i suoi film come regista e sceneggiatore, ricordiamo: Io, Claudia (2008), Hotel Meina (2007), L’avvocato De Gregorio (2003).  

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