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Nuove strade della narrazione in rosa

10.03.2018 - aggiornato: 10.03.2018 - 14:37

SPECIALE SABATO - La rassegna del Locarno Festival "L’immagine e la parola", che si terrà dal 16 al 18 marzo al GranRex, approfondirà il tema della maternità.

di Francesca Monti

 

L’immagine e la parola, la rassegna primaverile del Locarno Festival, torna per il sesto anno con un’edizione dedicata all’universo femminile e al tema della maternità. Un percorso come di consueto multidisciplinare, tutto giocato tra il visivo e il testuale, che si svolgerà dal 16 al 18 marzo nella sala del GranRex a Locarno. La curatrice, Daniela Persico ci guida alla scoperta delle proiezioni, delle letture e degli incontri che prenderanno avvio la settimana prossima.

Cosa vi ha spinti quest’anno a scegliere di raccontare le diverse sfaccettature dell’essere madre?

C’era anzitutto l’intenzione di approfondire dei temi femminili, visto che gli ospiti delle edizioni precedenti, per una ragione o per l’altra, sono sempre stati uomini. Ci siamo interrogati anche sul fatto che questi ultimi abbiano a loro volta chiamato tra i partecipanti altri uomini. In più, quest’anno c’è stata l’ondata del caso Weinstein e quindi ci sembrava bello reagire a questo grande scandalo internazionale in maniera innovativa. Non semplicemente invitando una donna come ospite, ma partendo da una nostra idea precisa di curatela, che è quella di raccontare come le nuove narratrici contemporanee, che siano registe o romanziere, abbiano un approccio nuovo ai temi della femminilità. È vero che al centro della manifestazione c’è la maternità, argomento da sempre scandagliato dalle donne, ma oggi quest’ultima non è più raccontata in documentari intimisti, o in film drammatici d’autore europeo. Le autrici stanno sperimentando la chiave del genere, capace di attirare un pubblico più ampio. Le tre ospiti che avremo a Locarno partono da temi legati al femminile, ma li affrontano attraverso nuove strade.

 

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Può  farci qualche esempio?

Laura Bispuri, regista del film che aprirà la manifestazione venerdì, Figlia mia, è un esempio di autrice che si è sempre interrogata sul significato della femminilità, anche nel precedente Vergine giurata. Ma sviluppando l’idea di un confronto tra donne, di uno scontro tra figure agli antipodi. Figlia mia, ad esempio, è una sorta di western al femminile ambientato in una Sardegna ancestrale, in cui la posta in gioco non è una terra da conquistare, ma una bambina. La piccola protagonista è divisa tra l’amore per la madre adottiva, che l’ha cresciuta ed è attenta alla sua educazione e affettività, e l’attrazione per un’altra donna che è molto simile a lei fisicamente, e che infatti è la sua madre naturale. Nel romanzo che Antonella Lattanzi  presenterà domenica alla Biblioteca di Locarno, Una storia nera, invece, si parla di una tematica scottante come le violenze domestiche all’interno dei nuclei famigliari. Attorno a questa ondata di nuove violenze maschili, la scrittrice elabora un noir che non semplifica e non rende unicamente vittima la donna protagonista. Anzi, proprio grazie agli archetipi del genere noir, viene dato un nuovo spessore alla violenza domestica, che è molto più stratificata, non è il semplice atto di un uomo contro una donna, ma ha a che vedere con le famiglie da cui vengono queste persone, e con i modi in cui la società si pone verso di loro. Susanna Nicchiarelli, invece, nel film Nico parla di una persona che recupera il rapporto con un figlio che le è stato sottratto. Il film è poi un biopic su una diva che è passata alla storia per essere stata la musa di Andy Warhol, ma che si è anche ribellata a questo suo statuto, scegliendo di diventare una solista e di scendere dal piedistallo.

Leggi l'intervista completa nell'inserto di Cultura

 

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