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Solitudini che si incontrano

06.12.2017 - aggiornato: 06.12.2017 - 10:40

“Cronofobia”, il primo lungometraggio di Francesco Rizzi. Incontriamo il regista originario di Morbio, tornato in Ticino per riflettere sull’identità e sul rapporto con le proprie radici.

© Foto dal web

di Francesca Monti

 

Quando l’entusiamo non teme freddo né fatica. Incontriamo il regista Francesco Rizzi sul set del film Cronofobia, il suo primo lungometraggio, prodotto da Imagofilm Lugano in coproduzione con RSI Radiotelevisione svizzera, con il sostegno finanziario dell’Ufficio federale della cultura e del Dipartimento educazione, cultura e sport (DECS Canton Ticino) e della Ticino Film Commission. Dopo un’intensa giornata di riprese al Murrayfield Pub di Chiasso, Rizzi ci racconta come stia riuscendo a realizzare il sogno che da Morbio l’ha portato prima a Roma, alla NUCT (Nuova Università del Cinema e della Televisione) di Cinecittà, e ora di nuovo “a casa”, per realizzare, finalmente, il suo film.

Cosa significa per lei tornare in Ticino in un momento così importante del suo percorso artistico e professionale?

Il cinema è sempre stato la mia ossessione, e dopo l’università a Friburgo avevo deciso di testare questo mio desiderio di raccontare storie al di fuori della mia “confort zone”. Quindi avevo scelto Roma, una città che adoro. Dopo la scuola, nel 2008 ho fondato una piccola società di produzione con alcuni miei compagni di studi, e abbiamo lavorato molto nella pubblicità e nel documentario, producendo un lungometraggio non nostro e dei corti. Ma nel frattempo ho sempre scritto sceneggiature, e nel 2012 ho deciso di partecipare al bando del DECS in collaborazione con la RSI, destinato a finanziare progetti di lungometraggi. Ho inviato il trattamento di venti pagine richiesto, anche se non avevo alle spalle neanche una produzione. Senza contare il fatto che, più che una storia, ai tempi avevo in mente un personaggio. La selezione è andata bene, e il progetto è stato finanziato. Da lì ho avuto tre mesi per trovare una produzione e firmare un contratto. Non conoscevo molto il panorama locale, perché non avevo più grandi contatti qui. Ma tra i professionisti ticinesi ho conosciuto Villi Hermann, e ho deciso di proseguire l’avventura con lui. 

 

L'intervista integrale sul GdP di oggi

 

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