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L’architetto degli zar, lo zar degli architetti

05.03.2017 - aggiornato: 05.03.2017 - 11:00

Giacomo Quarenghi alla Pinacoteca Züst di Rancate. Dal valore di questo artista cosmopolita emerge una delle stagioni più fulgide dell’emigrazione ticinese in Russia.

di Dalmazio Ambrosioni

 

Giacomo Quarenghi, l’architetto degli zar. Per qualcuno lo zar degli architetti, per come ha segnato la storia dell’architettura tra Sette e Ottocento. Eccellente disegnatore anche per aver coltivato in gioventù la pittura tra Bergamo e Roma, è considerato tra gli ultimi vedutisti. Architetto cosmopolita, è stato un intellettuale concreto, grande mediatore tra epoche, culture e personaggi, capace di elaborare un linguaggio moderno. Il suo stile architettonico si è distinto per il richiamo al classicismo, agli edifici italiani e in particolare all’arte del Palladio. Ma ai riferimenti forti ha aggiunto la propria interpretazione personale, che ha reso unica e degna d’interesse ogni sua opera. Ha contribuito alla realizzazione di importantissimi monumenti a San Pietroburgo, quali il Teatro dell’Ermitage e l’Accademia delle Scienze, con numerosi progetti di palazzi, ponti, teatri, ospedali che accontentarono la cerchia dell’aristocrazia di corte e prima di tutti la zarina Caterina II. Ha lavorato quasi solo in Russia, dove è rimasto per poco meno di quarant’anni. 

In questi giorni ricorrono i 200 anni dalla morte, lo si celebra un po’ in tutto il mondo con vari eventi ed il Ticino opportunamente si inserisce con la piccola, concentrata, ottima mostra alla Pinacoteca Züst di Rancate, curata da Nicola Navone. Perché opportuna? Essenzialmente per tre motivi. Primo, il valore dell’architetto. Secondo la copiosa collaborazione con maestranze dell’attuale Ticino, capomastri e architetti quali Luigi Rusca, Domenico Gilardi, Tomaso e Domenico Adamini, Domenico Quadri, Agostino Camuzzi e altri, attivi in Russia accanto e dopo Quarenghi. Terzo, la conseguente e qualificata documentazione “ticinese”, conservata per lo più all’Archivio del Moderno di Mendrisio e in alcune collezioni pubbliche e private, qui ben scelta e riunita con pezzi pregevolissimi quali l’unica testimonianza grafica del prospetto originario delle Logge di Raffaello a San Pietroburgo, e il facsimile dell’album donato dal Rusca all’ambasciatore Grimani della Serenissima. Cosicché il Ticino dell’emigrazione, dei “magistri”, della cospicua e decisiva presenza in Russia, in particolare ma non solo nella costruzione di San Pietroburgo, emerge dalla prospettiva quarenghiana in una delle sue stagioni più fulgide. Meglio ancora se con una documentazione originale, per molti versi unica, tale da contribuire da questo versante alla conoscenza di un grande architetto, che ha saputo apprezzare ed utilizzare convenientemente l’esperienza e le competenze dei nostri “mastri”.  

Rancate, Pinacoteca Züst: “Giacomo Quarenghi (1744-1817) nelle raccolte grafiche degli architetti ticinesi”. Inaugurazione sabato 4 marzo alle 17. Fino al 17 aprile. Orari: ma-do 9-12, 14-17.

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