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Un architetto ticinese nella Roma dei Papi

05.05.2018 - aggiornato: 05.05.2018 - 13:56

SPECIALE SABATO - Intervista al prof. Tommaso Manfredi in occasione dei 350 anni dalla morte dell'artista di Bissone, di fama mondiale, Francesco Borromini.

di Luca Montagner

 

Come si può inserire la figura di Borromini nella Storia dell’arte?

La figura di Borromini ha avuto sempre una popolarità altissima, dettata tuttavia da momenti di grande fortuna e momenti di grande sfortuna. Sicuramente fino alla metà del Settecento la sua influenza era molto presente nell’architettura, soprattutto a Roma, dove massimamente ha espresso la sua arte. Questo grazie anche alla diffusione, per mezzo di stampa, dei suoi disegni architettonici, delle vere opere d’arte e e che sono di una precisione scultorea. Con la metà del Settecento arriva il grande strappo, soprattutto dalla Francia e dall’Inghilterra, rappresentanti di una solida cultura architettonica e artistica che si basava sui modelli classici di Vitruvio, in Francia, e di Palladio, in Inghilterra. Si viene a creare, quindi, un pregiudizio verso l’artista di Bissone, che viene visto come il modello da evitare in tutti i modi. Emblematico è un vademecum dell’architetto William Chambers, apparso intorno agli anni ’70 del Setteceno, che esprimeva a chiare lettere di non seguire l’arte borrominesca. Questo pensiero si sviluppò anche in Italia. Fautore fu Francesco Milizia che sull’onda del neoclassicismo influenzerà il pensiero su Borromini. In seguito, la linea di pensiero dell’Ottocento farà scomparire tutte quelle realtà che notoriamente sono definite barocche. Bisognerà aspettare il Novecento con gli studi di Paolo Portoghesi a partire dagli anni ’60, che ridaranno fortuna critica all’opera di Borromini.

Questa situazione di contrasto, però, non c’è stata nell’Europa orientale, dove anzi l’arte borrominesca ebbe grande fortuna.

Proprio così. La cultura mitteleuropea, in particolare il barocco boemo e tedesco, si è ispirata molto ai suoi lavori e ai suoi studi. Infatti, moltissimi artisti della zona dei laghi, non riuscendo a penetrare nelle strette maglie dell’arte occidentale, hanno trovato terreno fertile verso oriente perseguendo rotte che sono arrivate fino ai confini della Russia. Se, quindi, troviamo da una parte un forte ostracismo verso Borromini e la sua arte, dall’altra si vede invece un’accettazione dei suoi stilemi, diventati dei veri e proprio modelli.

Leggi l'intervista completa nell'inserto di Cultura

 

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