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Venezia, pronostici in attesa dei Leoni

09.09.2017 - aggiornato: 09.09.2017 - 12:37

SPECIALE SABATO - Se le pellicole statunitensi proposte al Lido non hanno dato prova di originalità, le sorprese sono il veterano Schrader e il regista Kechiche.

Ethan Hawke in ”First Reformed“ di Paul Schrader.

di Daniela Persico

 

Giunti all’ultima giornata del concorso principale della 74esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, si possono iniziare a tirare le fila di un’edizione migliore delle precedenti, anche se più debole per quanto riguarda il grande titolo da Oscar. Quest’anno si era puntato molto su Downsizing di Alexander Payne, che si è rivelato meno forte del previsto, lasciando maggiore spazio agli altri film americani in competizione. Di grande impatto The Shape of Water di Guillermo del Toro, favola sull’incontro tra una ragazza muta e un mostro della laguna, che conferma la capacità del visionario regista di rendere credibile il mondo fantastico e trasferire le tensioni della quotidianità nell’astrazione della fiaba. 

 

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(Jennifer Lawrence in ”Mother“ di Darren Aronofsky)

 

Allegorie di un presente conflittuale e irrisolto sono i due film che hanno messo d’accordo i pareri di tanti: Suburbicon di George Clooney, in cui un dramma borghese passa in secondo piano rispetto al linciaggio della prima famiglia di colore in un quartiere residenziale, e Three Billboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh, in cui una madre cerca giustizia per la figlia uccisa innestando una spirale di prese di coscienza in un tranquillo paesino del Sud degli Stati Uniti. Entrambi strizzano l’occhio al cinema dei fratelli Coen: Clooney ha scritto con loro la sceneggiatura, mentre McDonagh — commediografo irlandese — usa la loro musa Frances McDormand (in odore di premio) e le loro ambientazioni. Nonostante l’ottimo impatto, i due film sono lontani dall’essere realizzati da autori consapevoli e dalla cifra stilistica originale.

 

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(”Mektoub, My Love: Canto uno“ di Abdellatif Kechiche)

 

Pecca esattamente del contrario l’altro film di produzione americana Mother di Darren Aronofsky, con una coppia di interpreti di primo piano come Javier Bardem e Jennifer Lawrence. Nel mettere in scena la metafora della creazione maschile e la violenza perpetrata nei confronti della donna che sta accanto al “genio”, il regista confeziona il suo peggiore film dando libero sfogo ad ogni suo vezzo, in un affastellarsi di violenza e confusione. 

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