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Anche le rose hanno qualche spina

01.02.2018 - aggiornato: 01.02.2018 - 18:07

Il vicepresidente della BNS Fritz Zurbrügg ieri a Lugano. Nessuna intenzione di effettuare il "delisting" delle azioni alla borsa. Né si teme la "montagna" di liquidità in bilancio.

di Corrado Bianchi Porro

 

Introdotto da un commosso Antonio Galli, presidente del WTC che ha festeggiato il 25° di attività, ricordando tra l’altro la figura del padre Brenno, per molti anni presidente del Consiglio di Banca dell’istituto centrale elvetico, è intervenuto ieri allo Splendide Royal in un’affollata serata (persino con qualche ospite in piedi, pur di ascoltarlo) il vicepresidente della BNS, Fritz Zurbrügg. Molte le domande che la competente regia di Lino Terlizzi e il pubblico gli hanno posto e alle quali con saggezza, stile e cortesia ha sempre fornito preziose indicazioni.

Più persone capiscono la nostra politica monetaria, ha commentato, più sostegno abbiamo. Se l’economia va bene oggi quasi in ogni parte del mondo, perché questa deriva della politica con la crescita dei populismi? Effettivamente oggi attraversiamo una fase unica in cui tutti i Paesi crescono, ha risposto Zurbrügg. Ma non dimentichiamo di avere attraversato la crisi più profonda da 30 anni a questa parte e che questa crescita non ha fatto aumentare il benessere per tutti. E la Svizzera? Siamo un piccolo Paese aperto, con il 50% del Pil realizzato all’estero e oggi profittiamo di questa congiuntura favorevole. Ma nel 2015-2016 avevamo il franco forte e mancava la domanda estera che ora si vede in tutte le cifre. Il Ticino? Abbiamo qui la nostra antenna e quasi ogni anno veniamo a far visita a qualche ditta oltre che al LAC. Anche lo scorso anno abbiamo visto che nonostante il franco forte e i cambiamenti tecnici degli acquisti online (comuni in tutta la Svizzera e in Europa), le aziende puntavano su uno sviluppo strutturale e questa è un’ottima notizia. Ma quando inizierà il maxi rientro da questa massa di liquidità delle banche centrali? Cruciale, ha risposto il vice presidente della BNS, è la crescita e il livello di inflazione. La ripresa è stata lenta, ma gli USA hanno già aumentato e anche Londra ha iniziato.

C’è un rischio, ha precisato Zurbrügg. Si ha forse troppa fiducia che la normalizzazione possa sempre essere così graduale come tutti sperano... E la BNS quando rientra con riserve che superano il Pil? Certo, abbiamo 800 miliardi di estero rispetto ai 50 da cui siamo partiti. Ma anche questa montagna non ci impedisce di fare la nostra politica monetaria. Non c’è un tempo lineare o una certa data. Abbiamo preso i rischi necessari per eseguire il nostro mandato e possiamo anche aumentare gli acquisti se necessario. E che dire di un’azione della BNS in borsa che in poco tempo è passata da mille a 5620 franchi? Non ci sono spiegazioni razionali, ha risposto. Forse pensano che come è successo per la BRI, noi possiamo fare il “delisting” incassando il prezzo di mercato: non c’è altra spiegazione. Ma non ne abbiamo alcuna intenzione. Rischi di chi li assume. E i Bitcoin e le crypro divise? Non sono valute, perché nessuno di voi vorrebbe lo stipendio in bitcoin: troppo volatile il prezzo. Certo, se l’uso si diffondesse, dobbiamo tenerne conto.

Comunque sul regolamento, caso mai è compito della FINMA, non della BNS. E l’oro, dove andrà? Chi vivrà vedrà. Per noi è un asset importante del nostro bilancio e serve a diversificare. Quando festeggeremo l’euro a 1.20? Non  so, ha concluso. Per intanto festeggeremo la fine dei lavori di ristrutturazione alla nostra sede di Berna.

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