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29 aprile, quel malsano sentimento

18.04.2018 - aggiornato: 18.04.2018 - 17:04

GianMaria Pusterla sulla riforma fisco-sociale al voto a fine mese: "Vogliamo buttare all’aria il risultato di una trattativa che per una volta ha sortito perlomeno un topolino?".

© Immagine d'archivio

di GianMaria Pusterla

 

In Ticino sta prendendo sempre più piede una concezione che tende a demonizzare (tutta) la classe imprenditoriale. Quasi che creare o assicurare il lavoro oggi non sia più considerato un valore. Anzi: tutti gli imprenditori sarebbero dei farabutti perché aspirano a guadagnare. Fermo restando che esistono effettivamente situazioni in cui al dipendente non viene assicurato il giusto riconoscimento salariale, la generalizzazione di questa situazione - in un contesto lavorativo che per una buona parte poggia su impieghi statali e parastatali o su contratti collettivi di lavoro – è fuorviante e pericolosa.

Anche perché tale demonizzazione non scoraggia chi davvero agisce furbescamente, ma va a demotivare chi invece si impegna a mantenere la propria azienda sul mercato, applicando le corrette regole del gioco pure in un contesto sempre più competitivo. Lo stesso discorso si può riprodurre pari pari considerando il sentimento verso le persone facoltose residenti in Ticino. 

Diciamo questo perché la motivazione più forte che agita coloro che sono contrari alla riforma fiscale, in votazione il prossimo 29 aprile, risulta proprio quella secondo cui i cambiamenti tributari nient’altro sarebbero se non un regalo ai ricchi, togliendo invece ai poveri. Non so se sotto questo sentimento vi siano gelosia o invidia. Ma nello stesso tempo non sono neppure convinto – purtroppo - che i contrari alla riforma in votazione abbiano tutti la convinzione di voler davvero portare soluzioni migliori. Il dubbio che resta è quello invece di voler buttare all’aria il risultato di una trattativa che per una volta ha sortito perlomeno un topolino (l’elefante lo lasciamo agli illusi o ai puri di spirito). 

Un paio di considerazioni finali:

1) tra i risultati della riforma fiscale, vi sono pure incentivi alle nuove aziende (start-up) e non solo facilitazioni per i redditi alti, come ha evidenziato ieri su queste colonne il ministro dell’economia Christian Vitta

2) Anche se gli aiuti sociali rivolti alle famiglie votati dal Parlamento potrebbero entrare in vigore pure se il 29 aprile il popolo dicesse no alla riforma fiscale, è evidente che il patto sottoscritto in Gran Consiglio e in Governo comportava una interconnessione tra i due progetti (quello tributario e quello sociale).

Sono convinto, inoltre, che per trovare soluzioni davvero efficaci a favore dei più bisognosi occorrano altre riforme. E su questo si spera che la politica possa fare di più. Ma non è il tema oggi in votazione. Qui si tratta di considerare sotto una prospettiva positiva un miglioramento per aziende e per soggetti facoltosi, che comunque versano nelle casse cantonali fior di milioni a beneficio di tutti. Li vogliamo lasciar partire o non favorire il loro rientro in Ticino? 

 

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