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Bilancio di un buon Festival

14.08.2017 - aggiornato: 14.08.2017 - 18:47

L'editoriale di Claudio Mésoniat sulla 70ma edizione della rassegna cinematografica "che si è affidata a buoni film, senza nessun bisogno di filmetti e scandaletti per far parlare di sé".

© foto Crinari

di Claudio Mésoniat

 

Una buona edizione, questa del 70mo. Che si è affidata a buoni film, senza nessun bisogno –ed è già il secondo anno consecutivo- di filmetti e scandaletti per far parlare di sé. Chi scrive qui si è aggirato, a fiuto, tra i film della Piazza e quelli di altre sezioni. E qualche bella scoperta l’abbiamo fatta. Sin dall’inizio abbiamo rilevato una certa attenzione, forse non casuale, al tema della famiglia e in particolare della genitorialità (e ci fa piacere che la rivista americana di cinema che sceglie tra i film della Piazza quello che assommi al top qualità artistica e potenzialità commerciale abbia premiato Drei Zinnen, film da noi consigliato). Poi abbiamo intercettato opere che mettono a tema, in modi diversissimi, l’islam. Abbiamo definito uno di questi film, accompagnato dalla presenza della protagonista a Locarno (The Poetess), “l’evento” di questo festival, così come l’anno scorso segnalammo allo stesso titolo Le ciel attendra (sul dramma dei giovani europei accalappiati dall’ISIS). Sentiamo già il rimbrotto dei “gendarmi dell’arte”, (cattivi) esteti che riducono l’opera artistica al puro linguaggio: «Non si giudicano i film con criteri tematici».

La nostra estetica è invece quella di von Balthasar (non cercate il suo nome tra registi o critici cinematografici: fu filosofo dell’arte, musicista, teologo, una delle glorie della cultura svizzera del ’900): il bello è lo splendore del vero; non si dà il primo senza la presenza del secondo. I due film-evento in questione non si sono limitati a toccare un tema attualissimo ma ci hanno permesso di allargare e approfondire la conoscenza (il vero) di aspetti decisivi dell’islamismo contemporaneo grazie allo specifico linguaggio del cinema (il bello). Certo, nel caso di Le ciel attendra si era in modalità fiction, mentre con The Poetess si è attivato il registro documentaristico. La tendenza del cinema e dei festival contemporanei è quella di non distinguere più i due generi, posto ovviamente che il documentario non si riduca a puro strumento didattico (il discorso, mutato ciò che va mutato, vale anche per CHoisir à veingt ans di Villi Hermann).

Se conoscere l’islam è importante –lo ribadiamo-, forse c’è un’altra religione, ormai quasi sconosciuta, che andrebbe messa sotto osservazione e riscoperta: il cristianesimo. E abbiamo l’ardire di pensare che nuovi film di spessore, in merito, non manchino nella cinematografia mondiale. Forse però, con un approccio che non si riduca alla superstizione e al folclore: Anatomia del miracolo e Il monte delle formiche, le due opere passate a Locarno che in qualche modo mettessero a tema la presenza cristiana nella nostra epoca, non andavano oltre quest’ottica riduttiva. Speriamo nelle future edizioni del Festival.

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