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Dio si è "vendicato" della morte

02.11.2017 - aggiornato: 02.11.2017 - 16:10

Don Pierangelo Regazzi spiega che è per questo motivo che oggi, 2 novembre, la Chiesa celebra la festa dei morti. "Sì, perché proprio di festa bisogna parlare".

© FOTOGONNELLA

di Pierangelo Regazzi

 

Nel mondo ebraico antico, c’era una persona che interveniva a favore dei suoi familiari, quando essi avevano subito un’ingiustizia, oppure erano stati feriti o uccisi. Nel caso di omicidio, ad esempio, il congiunto più vicino doveva “vendicare” il sangue del parente morto, assicurare la discendenza alla moglie e riscattare i suoi beni. Si trattava del “go’el”. Anche il libro Giobbe si serve di questo termine per parlare di Dio che interverrà a suo favore. Giobbe è oramai ridotto a pelle e ossa. Sente vicina la sua fine e invoca il suo “redentore” o “vendicatore” che lo difenderà prima della morte. Lo vedrà lui stesso. «Io so che il mio vendicatore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere» (Gb. 19,25).

Una delle funzioni principali del re era quella di essere il difensore di quelli che non avevano difesa. Ma è soprattutto Dio che si fa difensore del suo popolo e interviene, come nell’esodo, a riscattarlo da ogni situazione di violenza e di morte. Ma la situazione più drammatica e negativa nella quale ogni uomo viene a trovarsi è quella della morte. Allora Dio gli si fa vicino e lo aiuta, perché lo ama. In un bellissimo salmo, l’orante dice: «Invoco il Signore, degno di lode, ed egli mi salva dal nemico per eccellenza, la morte» (Sal. 17/18,4).

Anche Gesù, nella sua attività apostolica, si è sempre interessato degli umiliati e dei malati. È persino intervenuto a “risuscitare” dei morti: il figlio della vedova di Nain, la figlia del capo della sinagoga, Lazzaro. Quando lui stesso muore, Dio si fa suo “go’el”, interviene a suo favore e lo libera dalla morte. «Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere» (At. 2,24). Ma ciò che è avvenuto a Gesù di Nazaret capita ad ogni uomo. Lo afferma con chiarezza San Paolo: «Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti... e, come tutti muoiono in Adamo, così tutti saranno resi vivi in Cristo» (1 Cor. 15,20-22).

Per questo la Chiesa celebra la festa dei morti. Sì, proprio di festa bisogna parlare, perché Dio ha vinto la morte, non solo per Gesù, ma per tutti i nostri morti. Dio si è fatto loro “vendicatore” contro la morte. Li ha chiamati a vivere con sé, a contemplare il suo volto nella comunione dei santi. Certo la sofferenza non è cancellata: anche se la morte può essere in alcuni casi una “benedizione”, una “liberazione” da tante sofferenze, resta pur sempre un momento nel quale tutti facciamo l’esperienza della fine della nostra esistenza e di quella dei nostri cari in questo mondo.

Ci sono poi anche casi tragici, drammatici, che lasciano un vuoto incolmabile. Nessuna persona può essere “sostituita” con un’altra. Tante sofferenze non si possono cancellare. La morte di una figlio, del proprio compagno o compagna a cui si è stati legati da un forte amore non può essere colmata. La celebrazione dell’Eucarestia, proprio in questo giorno, è il modo migliore per “ricordare” che non solo Cristo è risorto: ma pure i nostri morti sono vivi. Essi ci sono vicini, ci accompagnano ogni giorno, ci aiutano con la forza stessa di Dio.

La visita al cimitero è pure importante: non tanto per abbellire una volta all’anno le tombe, per decorarle con i fiori. Ma per “ricordarci” dei nostri morti. Per convincerci ancora una volta che essi non sono lì. Solo il loro corpo oramai dissolto e ridotto in polvere si trova in quelle tombe. Il loro esempio positivo, la loro testimonianza di vita e di fede sono gli aspetti più importanti, che ci devono incoraggiare nel cammino della vita che ancora il Signore ci regala.

Sarebbe bello se, nella nostra visita, potessimo persino lasciarci avvolgere da un sentimento di “giusto orgoglio”, perché il Signore è stato più forte della morte. È come se dicessimo a ciascuno dei nostri morti: «Ecco, Dio è stato più forte. Si è “vendicato” della tua morte. Adesso tu sei vivo». 

 

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