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In gioco c'è il futuro del mondo

20.03.2018 - aggiornato: 20.03.2018 - 17:38

Lorenzo Pezzoli sull'incontro di papa Francesco con i ragazzi che partecipano alla riunione presinodale: "Se il giovane non rischia invecchia e va in pensione a 20 anni".

© AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI
© EPA/FABIO FRUSTACI

di Lorenzo Pezzoli*

 

Lunedì 19 marzo in sala l’attesa è alta. I giovani sono arrivati il giorno prima come delegati provenendo da diocesi, movimenti, università, congregazioni e realtà tra le più disparate. Sono a Roma per i lavori di preparazione del prossimo sinodo dei vescovi. L’auditorium è stracolmo, tutti aspettano Francesco. 

Il suo arrivo scioglie la tensione: un arrivo nella semplicità, passeggiando nel corridoio centrale della sala, fermandosi a salutare, a fare un selfie e poi giù, giù fino al palco, con ancora qualche foto da scattare. A un passo da lui lo sento commentare divertito: «Un Papa che fa i selfie…». È a suo agio Francesco, appare sereno con quei ragazzi che rappresentano il mondo e che lo abbracciano, non solo idealmente. È lì per loro, questo lui lo sa e i giovani lo percepiscono. Si ha la sensazione che in quella sala ci sia il mondo e il futuro. Un abbinamento che parla da sé.

In gioco, il Papa lo sa bene e lo dice, c’è il futuro del mondo e con esso anche il domani della Chiesa. Non pochi sono i riferimenti e i parallelismi tra i giovani e la Chiesa, tra le difficoltà della Chiesa e le fatiche dei giovani: «Se il giovane non rischia invecchia e va in pensione a vent’anni, questo vale anche per la Chiesa…». Le parole che pronuncia sono chiare, lui parla in modo diretto. Questo ai giovani piace. Guarda negli occhi i presenti, va a braccio, è attento ai suoi interlocutori.

La gioventù fa il paio con la messa in gioco di sé, questo è il rischio di cui parla (e chiede di assumersi) Francesco; non quello fine a sé stesso, autoreferenziale proprio delle derive di certe condotte. Il suo è un rischio che contiene la prudenza come anche la capacità di accogliere l’esperienza quale dimensione ineludibile di crescita e cambiamento. Non scappare dalla vita, magari mettendosi sotto una campana di vetro, ma viverla questa vita, sapendo anche che si può cadere, inciampare a volte, ma che questi momenti critici non devono spaventare e far ritirare dalla messa in gioco.

Francesco invita i giovani a “riappropriarsi” del gusto della ricerca. Parla proprio di ri-appropriarsi come a dire che è specifico dei giovani avere questa spinta verso il futuro, ma che questa spinta non è scontata, la si può perdere, può venire meno. Per questo occorre rinnovarla continuamente. Su questa scia chiama i giovani alla loro apertura naturale alla vita, ma anche alla condivisione di tale apertura con la Chiesa. Una Chiesa che, come i giovani, se evita di rischiare e di mettersi in gioco, finisce precocemente in pensione.

Per questo la Chiesa (e non solo) ha bisogno dei giovani e i giovani della Chiesa ed è per questo che papa Francesco dimostra di non volere un pubblico passivo, anzi, non vuole proprio un pubblico. Vuole interlocutori, con idee, riflessioni, partecipazione; vuole giovani vivi e vivaci, persone che pensano: «Lasciate fuori dalla porta la vergogna», dice ai presenti indicando la porta in fondo alla sala oltre la quale dovrebbero starsene, buone buone, tutte le resistenze e le reticenze dei presenti. Infatti in questo percorso pre-sinodale tra Chiesa e giovani occorre dire quello che si ha a cuore.

Il metodo di Francesco per questi giorni è chiaro perché l’obiettivo è quello di «incontrare i giovani in ogni aspetto della loro umanità» e, per farlo, occorre che i giovani si sentano liberi di esprimere ciò che portano dentro di sé. Il pericolo, dice il Papa, «non è non lasciare venire su le domande». Il pericolo, dice, «è anestetizzarle». È il Papa che parla e lo fa con una modernità straordinaria che libera i suoi interlocutori e li mette a confronto con loro stessi; al contempo parla ancora agli adulti, alla Chiesa e al mondo: «C’è un modo educato di anestetizzare le domande ed è la tecnica che finisce con la corruzione a guanti bianchi…». Invece ai giovani, e attraverso di loro a tutti, Francesco chiede «il coraggio di farsi le domande crude senza anestesia», via privilegiata per crescere e far crescere.

* psicologo e psicoterapeuta docente e ricercatore senior SUPSI

 

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