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Educazione sessuale, diverse perplessità

24.08.2017 - aggiornato: 24.08.2017 - 17:28

Nell'editoriale relativo alla proposta di iniziare fin dalla scuola dell'infanzia a parlare di educazione sessuale, la direttrice del GdP Alessandra Zumthor pone alcune domande al DECS.

© Immagine d'archivio

di Alessandra Zumthor

 

In questi giorni di ultimi assaggi d’estate prima dell’inizio delle scuole c’è un tema che sta cominciando a far discutere, ed è la proposta del DECS di iniziare l’educazione sessuale fin dalla scuola dell’infanzia. Una proposta –precisa il Dipartimento- che in realtà non sarebbe nuova, visto che fin dalla pubblicazione delle linee guida sul tema nel 2006 era stato suggerito di “iniziare presto”, “il prima possibile”, in pratica fin dalla più tenera età. Sta di fatto però che finora -nelle scuole dell’infanzia- di educazione sessuale se ne è vista poco o nulla, e che dunque l’intenzione -se si capisce bene- sarebbe di cominciare per davvero.

Di fronte a queste prospettive, tuttavia, da genitore non posso nascondere che sorgono tutta una serie di dubbi e perplessità. Primo fra tutti, quello dell’età e delle modalità giuste per iniziare a fare “certi discorsi”. È giusto che la scuola anticipi (anzi: si permetta di anticipare) le famiglie nell’affrontare col proprio bambino temi tanto delicati? E qui non parlo solo di scuole dell’infanzia, ma anche dei primi due anni di scuola elementare, dove è prevista “un’introduzione alla conoscenza della funzione degli organi genitali” quando -per dire- non pochi bambini iniziano la prima elementare credendo ancora nelle favole.

Non è una forzatura volerli avvicinare così presto a temi che sono ancora lontanissimi dai loro interessi quotidiani? Non è una prevaricazione nei confronti della famiglia vedersi tornare a casa il proprio figlio da scuola dopo che «oggi ho imparato cose nuove particolari» che magari avresti voluto accennargli tu, con calma, in tutt’altro contesto?

Ed ecco il secondo punto, il contesto. Per quanto a scuola sia importantissimo coltivare il dialogo, non è pensabile che in classe si crei quell’atmosfera protetta, di confidenza, che solo a casa e in famiglia (tranne casi problematici) un piccolo può trovare. L’atmosfera giusta, insomma, per avviare il discorso su temi delicati, in cui l’affettività deve restare il punto centrale. Significativo, a questo proposito, che nelle raccomandazioni del DECS si dica, testualmente, che nei primissimi anni scolastici “è di primaria importanza che gli allievi possano ampliare il lessico nei diversi ambiti della sessualità, della corporeità e non da ultimo dell’affettività” quando l’ordine dei temi andrebbe piuttosto invertito dando all’affettività il primo posto.

Terzo punto, la figura degli educatori e i contenuti che questi trasmetteranno. Anche essendo i maestri migliori di questo mondo, avranno loro idee e convincimenti morali che inevitabilmente filtreranno nei discorsi che faranno ai bambini. Ma i maestri non possono e non devono vedersi costretti a sostituire la famiglia nell’introdurre, sia pure con cautela e tatto, i temi legati alla sessualità con bambini piccoli. Sempre da genitore, non vorrei assolutamente che queste tematiche venissero affrontate per primi dai maestri di scuola, o sentire la pressione di dover accelerare i tempi perché poi «a scuola qualcuno glielo spiega». Certo, ci sono altre possibilità che discorsi non voluti e non richiesti avvengano fuori dal controllo della famiglia, ma che questi vengano imposti dallo Stato si può dire una prospettiva accettabile?

Infine, la domanda se queste direttive serviranno davvero a impedire possibili abusi, unico motivo logico che pare stare dietro a questa scelta (altrimenti perché preoccuparsi di parlare di sessualità a bambini così piccoli, che hanno tutt’altro per la testa?). Ma, anche in questo caso, siamo sicuri che si raggiungerà davvero lo scopo, o piuttosto non si otterrà comunque ben poco nella segnalazione e nella prevenzione di abusi, mettendo invece in difficoltà e in imbarazzo tante famiglie?
Tutte domande, queste, che le raccomandazioni operative del DECS hanno suscitato a una lettura generale e alle quali -si spera- il Dipartimento vorrà ora rispondere in maniera davvero convincente.

 

 

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