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Il tempo come presenza

14.02.2018 - aggiornato: 14.02.2018 - 17:00

Il messaggio di don Willy Volonté per la Quaresima, tempo in cui affiora l'umano ferito e lo sguardo di Cristo domina, mentre aspettiamo la luce radiosa della sua Pasqua.

© Foto Crinari

Il biglietto scritto da Benedetto XVI al quotidiano milanese Corriere della Sera è sorprendente. Il Papa emerito scrive: «Nel lento scemare delle forze fisiche, interiormente sono in pellegrinaggio verso Casa». Questo è il vero atteggiamento interiore del cristiano, che offre, se vissuto nella Verità, la serena tranquillità del vivere. Questo è anche il tempo di Quaresima, emblema del tempo vissuto come “Presenza”.

Il «tempo si fa breve», ammoniva San Paolo. Quando una persona percepisce questa brevità del tempo, allora seleziona ciò che è il meglio di sé e lo determina all’azione. Nell’incombenza dell’ora non si trastulla, incosciente e vuoto, nell’effimero, ma come scriveva il grande Manzoni del cardinale Federigo Borromeo, diventa persuaso «… che la vita non è già destinata ad essere un peso per molti e una festa per alcuni, ma per tutti un impiego, del quale ognuno renderà conto», dal momento che «la vita è il paragone delle parole». La percezione che il tempo si fa breve fa scattare l’impegno etico di vivere bene gli istanti che abbiamo a disposizione.

Inoltre, Cristo, il vincitore del peccato e della morte, supremo esempio per il cristiano, anzitutto “c’è”, è una vera Presenza. Questo “esser-ci”, questo essere presente, lo determina ad affrontare il reale, il quotidiano come “dominatore”, che gli permette di dire al Demonio, al Principe di questo mondo, con la perentorietà di Signore della storia: «Vattene!», non c’è posto per te nel tessuto umano. Ecco Cristo, una presenza buona, che è il vero antidoto alla menzogna: per questo il Suo sguardo domina il tempo di Quaresima. È un richiamo energico a noi stessi, che come afferma il profeta Osea: «Chiamati a guardare in Alto, nessuno sa sollevare lo sguardo». Una Presenza amica, che offre la speranza nell’intrapresa umana e devitalizza la solitudine oscura, che spesso aggredisce le diverse situazioni della vita: l’ammalato in Ospedale, l’anziano nella casa di riposo, i coniugi feriti dalla spaccatura dell’amore coniugale, il padre di famiglia umiliato  perché ha perso il lavoro, ma accoglie senza condizioni anche il grido del giovane, che mi scriveva su un biglietto: «Ho paura perché sono senza amici e sto perdendo la determinazione di vivere la mia esistenza. Non lasciarmi solo, Signore!».

La Quaresima è questo affiorare dell’umano ferito, di sentimenti profondi posti davanti a questa Presenza che domina e abbraccia. Con Cristo, che “conosce che cosa c’è nel cuore dell’Uomo” aspettiamo solamente che la luce radiosa della Sua Pasqua s’insinui nelle fessure appena percepibili del nostro cuore per rigenerarlo a una vita diventata, attraverso il sacrificio della Croce, finalmente nuova.

*Rettore Collegio Diocesano Pio XII

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