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La nuova Europa del Lugano

14.09.2017 - aggiornato: 14.09.2017 - 08:30

EDITORIALE - Il Lugano, in Europa, ci è già stato. Ma non era questo Lugano. Era una vita fa, un’altra epoca. Il primo avversario: l’Hapoel è una squadra vera.

© foto FC Lugano

di Paolo Galli

 

Il Lugano, in Europa, ci è già stato. Ma non era questo Lugano. Era una vita fa, un’altra epoca. Sì, perché in quindici anni di cose ne succedono, brutte, prima, belle, poi. E questa è una cosa bellissima. Questo Lugano in Europa è una cosa bellissima. Il fatto che il suo viaggio parta da Israele, che poi proprio in Europa in realtà neppure sarebbe, rafforza tale bellezza. Atterrati a Tel Aviv, i bianconeri sono stati accolti da una luce tutta nuova, gialla, sole e sabbia, un forte calore.

Ecco, sì, un mondo nuovo, con il Lugano invitato per un giorno. Un invito ottenuto con merito, al termine di una stagione – quella passata – vissuta intensamente, nella quale gli errori del caso sono stati corretti in corsa, nella quale la società, prima ancora della squadra, ha dimostrato di essere maturata rispetto a un passato tutto sommato recente. Attorno, in primo luogo, al suo presidente, un Renzetti che ieri appariva emozionato, già di prima mattina, in attesa di prendere il volo. Il suo Lugano è in viaggio, in giro per l’Europa – quella che conta – e oltre.

Non tragga in inganno lo scarso blasone del primo avversario: l’Hapoel è squadra vera, ricca, che ha maturato nel corso degli ultimi anni anche una discreta esperienza internazionale. Basti pensare alla doppia sberla rifilata la scorsa stagione all’Inter. Quell’esperienza insomma che manca ai ticinesi. Ma per arrivare sin qui, anche l’Hapoel è passato da un lungo cammino, finendo a lungo nel dimenticatoio, stretto tra i grandi club di Tel Aviv e Haifa, le città con maggiore tradizione. Beer Sheva è una città nuova, in continua crescita, giovane e ambiziosa.

Ovunque si vedono gru al lavoro, cantieri, costruzioni dove prima c’erano pietre e polvere. La sua squadra è cresciuta parallelamente. Chi conosce bene la realtà dell’Hapoel, sottolinea prima di tutto gli errori commessi in passato dalla sua presidentessa. Poi aggiungono: però ha imparato in fretta dagli errori e ora non sbaglia più niente. Sul campo, sarà Tami a dover forzare eventuali sbagli, o meglio, saranno i suoi ragazzi. Ieri apparivano tranquilli durante la lunga trasferta, sempre in gruppo, tutti, già in formazione, compatti. Nessuna traccia di gruppini e gruppetti.

Li abbiamo osservati bene. Forse perché stiamo parlando del Lugano, di una squadra di casa nostra, li abbiamo visti semplicemente giovani. Giovani in viaggio verso una meta importante, Israele, o dal loro punto di vista, il primo simbolo dell’Europa League. Il Lugano è tornato in Europa, già, addirittura uscendo da essa, il massimo, almeno per ora, almeno in attesa della partita.

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