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Nicolao e l’invenzione della Svizzera

31.07.2017 - aggiornato: 31.07.2017 - 15:36

L'editoriale di Claudio Mésoniat sul Concordato di Stans del 1481 e l'intervento del nostro santo patrono: "Un evento di storia senza il quale non saremmo neppure qui a raccontarcela".

Ritratto di San Nicolao (1417-1487). (foto Ritter)

di Claudio Mésoniat

 

Lo sapevate che a metà del 1400 la Svizzera era considerata la maggior potenza militare in Europa? E lo era – come ho appena scoperto - poiché a quell’epoca, esauritasi la predominanza della gloriosa cavalleria di stampo medievale, sui campi di battaglia l’artiglieria moderna era ancora alle prime… armi e dunque le sorti dei combattimenti erano decise dalla fanteria. Cosa rendeva tanto temibili i fanti svizzeri, che solo nei secoli successivi sarebbero diventati in prevalenza mercenari al soldo di chi pagava meglio ma che fino a Marignano si battevano per la difesa e, spesso, l’espansione dei loro territori? I trattati di storia militare parlano del famoso “quadrato svizzero”, fitta compagine di 5mila uomini, uniti, organizzati e disciplinati (già allora…), tanto brutali quanto fedeli alla causa, perinde ad cadaver.

Eppure un profondo disagio minava alle fondamenta quel piccolo nucleo confederale di otto Cantoni, pur tanto temuto e rispettato, e nel 1481 – data della fatidica Dieta di Stans e dell’intervento dell’eremita Nicola di Flüe - la sorte del sodalizio sembrava segnata. Le ragioni del malessere? Gli infiniti litigi sulla spartizione dei bottini di guerra. Il persistere, all’interno di singoli Cantoni come Lucerna e Zurigo, di forti minoranze che parteggiavano apertamente per il nemico numero uno dei confederati fin dal loro primo trattato del 1291: l’Austria (alla quale i Cantoni tendevano a sottrarre territori, prima di individuare la direttrice espansiva verso la Lombardia). Ma più al fondo c’erano dissidi tra Cantoni urbani e Cantoni rurali, a causa della diversa condizione dei contadini, sudditi della borghesia cittadina nei primi e liberi cittadini nei secondi.

Nel Quattrocento si contano diversi tentativi di rivolta da parte dei contadini assoggettati, che trovano simpatia e cercano appoggio tra i contadini dei Cantoni rurali. Anche per questa ragione i Cantoni-città stringono tra loro un patto separato nel quale includono Friburgo e Soletta, chiedendo poi che le due città vengano ammesse nell’alleanza comune. Ma i patti separati erano ormai troppi, in una geometria variabile dove non tutti erano membri dell’alleanza allo stesso titolo e dove alcuni membri intrattenevano legami, apparentemente più importanti, con altri partner. Infine, all’interno dei singoli Cantoni l’opinione pubblica non era concorde circa la volontà di permanere nell’alleanza. Insomma, uno sfacelo. Aveva ancora senso restare insieme? 

Chiedo venia per il lungo “ripasso”, ma era necessario per capire che quel che accadde in quei fatidici giorni di dicembre del 1481, e che sfociò nel Concordato di Stans, non fu leggenda, e tanto meno una coroncina di fiori intrecciata da cristiani visionari per inghirlandare il capo della Confederazione e darle un tono mistico, ma fu storia, un evento di storia reale e fattuale, senza il quale non saremmo neppure qui a raccontarcela. Perché la Svizzera, senza quel fatto, non ci sarebbe più.

L’intervento di Nicolao, dunque, spostò il punto di vista dei litiganti e fece apparire il lato costruibile delle cose. Non c’era solo un coacervo di interessi singoli apparentemente inconciliabili ma c’era un bene comune che meritava di essere salvato. L’eremita del Ranft fece riscoprire a tutti che in fondo loro stessi tenevano di più a continuare insieme. Ne scaturì un’apertura alla diversità dell’altro: risorsa, non ostacolo. E si ripartì assieme per costruire un’alleanza più solida e più larga (con Friburgo entrava a pieno titolo la componente linguistica e culturale latina), attenti alle esigenze di tutti ma con pragmatismo.

Fu la riscoperta della politica nella sua vera natura: arte del compromesso. Diciamolo con fierezza, senza ombra di imbarazzo, dopo un secolo di politica levatrice di paradisi in terra che sembra prolungarsi nel presente con i sinistri esperimenti di Stato islamico. Del compromesso di Stans, per alcuni storici un vero atto di nascita della Confederazione, solo un dettaglio, a riguardo della questione contadina. Alle rivolte nelle campagne di altri Cantoni tutti si impegnano a non dare sostegno, ma, al momento della inevitabile repressione, i contadini potranno rifugiarsi nei  territori dei Cantoni rurali, certi di essere al sicuro. In germe, uno dei capisaldi della neutralità elvetica. 

L’uomo della mediazione era un personaggio ormai famoso in tutta Europa, Nicolao della Flüe, lo starez delle Alpi. Godeva di grande popolarità e autorevolezza anche tra i suoi concittadini. Era stato fante in guerra, poi giudice e politico, ma era un contadino illetterato. Padre di famiglia, si era ritirato in eremitaggio a 50 anni. Come ottenne un distacco dalle cose che lo rese così libero da poter rimettere le mani in pasta, anche nella politica, con efficacia cento volte più feconda? Se volete scoprirlo, vi suggerisco la lettura di una biografia fresca di stampa, in questo 600° anniversario della nascita del nostro santo patrono: San Nicolao della Flüe, di Kathrin Benz Morisoli, edizioni Arte e Storia.

 

 

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