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Primo punto fare chiarezza

01.02.2018 - aggiornato: 01.02.2018 - 17:55

L'editoriale di Alessandra Zumthor in merito all'annuncio di ieri del consigliere federale Ignazio Cassis sul prosieguo della via bilaterale con l'Unione Europea.

© KEYSTONE/Christian Merz

di Alessandra Zumthor

 

Si comincia a fare un po’ di chiarezza nell’intricato dossier delle trattative Svizzera-Europa, in difficoltà dal 2014 (fra una settimana, il 9 febbraio, saranno esattamente quattro anni) e ulteriormente inaspritosi nell’ultimo mese e mezzo, con la nota questione dell’accesso limitato della borsa svizzera ai mercati europei. 

Tenendo fede alla sua annunciata politica del “reset”, Ignazio Cassis ieri a Berna ne ha presentati addirittura tre: un reset sui contenuti delle trattative con l’UE ("dobbiamo essere in chiaro su cosa vogliamo"), uno sulla comunicazione, che dovrà essere trasparente e lineare anche per evitare nuove uscite discordanti di singoli Consiglieri federali (come successo nei giorni scorsi), e infine un terzo "reset" sull’organizzazione, che ha portato sul gradino più alto della squadra di negoziatori con l’Europa il diplomatico ticinese Roberto Balzaretti.

È sulla sua figura che il Consiglio federale ha deciso di puntare per uscire dalla difficile situazione in cui ci troviamo con Bruxelles: una missione, verrebbe da dire, da far tremare le vene e i polsi, se non fosse che di Balzaretti conosciamo la tempra e l’enorme esperienza proprio sui dossier europei, che conosce praticamente a memoria fin da quando fu per anni braccio destro di Micheline Calmy-Rey.

Il suo obiettivo, e più in generale quello del DFAE e dell’intero Consiglio federale, è ottenere per la Svizzera l’accesso ai mercati europei, condizione fondamentale per la vitalità dei nostri scambi commerciali: a tale scopo, la conclusione di un accordo-quadro istituzionale (ivi compresa la spinosa questione di una giustizia “superiore” europea, che andrà sicuramente chiarita) rappresenta, ha sottolineato Cassis, il mezzo e non il fine ultimo delle trattative con Bruxelles.

Dell’annunciata strategia del Governo per portare avanti d’ora in poi i negoziati non ci si poteva probabilmente aspettare di più, in questa prima uscita: sempre Cassis (che oggi ha parlato a Lugano) ha chiarito che “la qualità è più importante del timing”. Non pare esserci fretta, dunque, per far avanzare il complesso dossier europeo.

Resta il fatto che in patria è appena partita la raccolta firme per la nuova iniziativa UDC che vuole riconvocare il popolo sul futuro dell’accordo sulla libera circolazione, e a catena –dunque- sull’intero rapporto con l’Europa: volenti o nolenti, di questa novità bisognerà tener conto, sia che venga accettata sia che venga respinta, per non scavare altri fossati fra i cittadini e la classe politica chiamata a rappresentarli.

 

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