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Un voto che guarda avanti

30.04.2018 - aggiornato: 30.04.2018 - 11:24

L'editoriale di Alessandra Zumthor sul "sì" alla riforma fisco-sociale: "Ha prevalso la ragionevolezza di riconoscere che, prima di ridistribuirla, la ricchezza vada creata". 

di Alessandra Zumthor

 

Con il risicato “sì” di ieri il Ticino si ritrova con un sistema fiscale rinnovato, al passo coi tempi, e allo stesso tempo con significative misure sociali supplementari a favore delle famiglie, sia pure a fronte di un’approvazione popolare per il rotto della cuffia e a fronte di uno scarsissimo interesse per l’oggetto in votazione. Sono, questi, due elementi che non possono venire trascurati, soprattutto il primo, se si pensa che i contrari, partiti in forte minoranza, sono riusciti poi a far presa su un bacino di votanti ben al di là della propria area di appartenenza, di fatto dividendo il Cantone in due. Mentre per il secondo aspetto può aver giocato l’“ubriacatura da Billag” della passata votazione d’inizio marzo, insieme al fatto che in questa tornata di voto avevamo un solo oggetto cantonale, abbastanza tecnico, non accompagnato da altri temi federali.

Sia come sia, spesso il Ticino, quando si toccano temi fiscali, si spacca a metà, fra chi considera imprenditori e cittadini facoltosi una classe da prendere di mira, e chi invece ne riconosce il ruolo fondamentale nell’assicurare ricchezza al Paese e quindi anche i mezzi per finanziarne lo stato sociale. 

In questo voto, sia pur di poco, e grazie all’importante incentivo delle riforme sociali volute dal Dipartimento della sanità e della socialità di Paolo Beltraminelli, ha prevalso a nostro parere la ragionevolezza di riconoscere che, prima di ridistribuirla, la ricchezza vada innanzitutto creata. Per di più in un momento delicato come quello che sta affrontando la Confederazione, alle prese col “Progetto fiscale 17” dopo la bocciatura -lo scorso anno- della Riforma III delle imprese.

La revisione tributaria votata ieri accompagna infatti l’elaborazione del “Progetto fiscale 17” e avvicina le aliquote ticinesi alla media intercantonale della Svizzera: in altre parole, come ha ribadito più volte in campagna pre-voto il consigliere di Stato Christian Vitta, non si lascerà che il Cantone diventi un fanalino di coda per quanto riguarda la competitività fiscale, ma questa verrà migliorata, allo scopo di evitare altre pericolose fughe di contribuenti come avvenuto negli ultimi anni (quasi 1,4 miliardi di franchi di sostanza spariti dal Ticino con la partenza di una ventina dei maggiori contribuenti del Cantone). 

Allo stesso tempo, le famiglie sentiranno l’effetto concreto di tutta una serie di misure pensate soprattutto per loro: in primis il “bonus bebè” da 3mila franchi per i neogenitori sotto un certo reddito, inoltre il sovvenzionamento delle rette degli asili nido e altri aiuti per chi custodisce i bambini (aiuti, questi, a nostro avviso comunque meno importanti della prima misura, che offre un sostegno ai genitori in prima persona per potersi occupare dei figli piccoli).

Resta, come dicevamo, la spaccatura in due del Cantone sulla fiscalità, su cui ci piacerebbe però che pian piano il discorso si facesse meno ideologico e più pragmatico: per considerare imprenditori e classi abbienti non come una categoria di “sicuri disonesti” solo per il fatto di aver avuto successo (quanto c’è anche d’invidia in questa percezione?...), ma come una parte della società che, a parte ovviamente le deprecabili eccezioni di chi agisce illegalmente, viene chiamata a contribuire al benessere di tutti in maniera importante. E magari avrebbe piacere che questo ruolo le venisse finalmente riconosciuto, e non solo rinfacciato in modo indispettito. 

 

 

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