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Uno sguardo che cambia la vita

13.09.2017 - aggiornato: 13.09.2017 - 16:38

L'editoriale di Gregorio Schira, nel quale ci parla della storia di Consuelo Cordoba e del miracolo dello sguardo d'amore che le ha salvato la vita.

© Foto dal web

di Gregorio Schira

 

Consuelo Cordoba aveva deciso di farla finita. Sfigurata in tutto il corpo dall’acido (tanto da aver dovuto subire 87 interventi solo per tentare di recuperare pezzo dopo pezzo il suo volto), dopo 17 anni di sofferenze (a cui si era aggiunta di recente la diagnosi di un’infezione cerebrale) la 56enne colombiana aveva prenotato l’appuntamento con la morte. Il prossimo 29 settembre, avvalendosi della legge colombiana, le sarebbe stata fatta l’iniezione letale.

Chissà quali tormenti ha dovuto sopportare questa donna negli ultimi anni, chissà quante umiliazioni (a partire dalla brutale aggressione subita dal marito), chissà quanti desideri soffocati sul nascere. Chissà quanta solitudine, in un mondo dove l’apparire vale più dell’essere e l’esigenza di perfezione oscura tutto il resto. Poi, però, è accaduto qualcosa. Spinta da non sappiamo quale slancio - ma di certo non per caso - ha chiesto (e ottenuto) di poter incontrare, sebbene di sfuggita, papa Francesco, in occasione della sua recente visita in Colombia. Voleva chiedere una sua benedizione prima di compiere il gesto estremo, ci raccontano i media. Voleva raccontargli la sua sofferenza, il suo disagio, la sua disperazione.

Francesco, ovviamente, le ha negato ogni approvazione. In cambio, però, ha fatto molto di più: l’ha guardata, l’ha abbracciata e le ha detto: «No, non lo farai. Perché sei coraggiosa. E anche bella».  Provate a immaginare la reazione del suo cuore. Non solo, e non tanto, per essere stata abbracciata dal Pontefice. E nemmeno, forse, per le sue dichiarazioni. Ma per essere stata guardata. Guardata davvero e amata. Al di là del suo aspetto esteriore. Al di là della sua sofferenza. Al di là dei suoi tormenti. Guardata per quello che è e per l’immenso valore che ha. «Il Papa mi ha abbracciato e mi ha fatto questo regalo», ha raccontato. «Ora voglio vivere, perché Dio sta per portare grandezza nella mia vita. Si è compiuto un miracolo».

Di quale miracolo parla? Non certo della guarigione o della fine delle sue sofferenze. No. Il miracolo che si è compiuto è stato che il suo cuore si è visto guardare da un altro cuore. Che è quello del Papa, ma che ultimamente è quello di Cristo, di colui che per noi si è addirittura sacrificato sulla croce.

La storia di Consuelo è un bagliore di luce nel buio del nostro mondo. E non solo per chi magari, come lei, patisce la stanchezza del vivere. È una luce anche per ognuno di noi, per le nostre fatiche, per le nostre sofferenze, per le nostre inadeguatezze. Anche noi possiamo lasciarci guardare in questo modo. Magari non dal Papa... ma dalla moglie, dal marito, da un figlio, da un famigliare, da un amico, da un collega di lavoro. Cosa desidera di più il nostro cuore che non di essere guardati da qualcuno che ci voglia bene fino in fondo. Anche poveri esseri umani come siamo.

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