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USI-FTL: l'invito a nozze

20.04.2018 - aggiornato: 20.04.2018 - 16:21

EDITORIALE - Il contributo di Claudio Mésoniat sulla prospettata integrazione dell’ateneo fondato da mons. Corecco nel contesto dell’USI.

© Ti-Press

di Claudio Mésoniat

 

Non è stato un saluto formale quello del Rettore dell’USI Boas Erez ieri al Dies Academicus della Facoltà di teologia, che si teneva nell’auditorio dell’Università della Svizzera italiana. Non è stato l’inevitabile discorsetto improntato alla cordialità d’obbligo del padrone di casa verso l’ospite di una facoltà territorialmente contigua. No, è stato a tutti gli effetti l’invito che il padrone di casa rivolge a un parente prossimo perché venga ad abitare sotto lo stesso tetto. 

Giova ricordare chi sia questo rettore che con palese entusiasmo ha chiesto alla FTL “venite ad arricchire la nostra Università, ne abbiamo bisogno”. Boas Erez, professore di matematica di origini ebraiche, grigionese cresciuto scolasticamente in Ticino e profondamente radicato nel mondo culturale francese (quando è stato chiamato a dirigere l’USI insegnava all’UNI di Bordeaux), è un laico non credente, come lui stesso ha sempre tenuto a precisare. Ebbene, ieri Erez ha tra l’altro affermato: “Se l’USI integrasse la FTL, tutte le sue componenti si arricchirebbero di nuove opportunità di sviluppo scientifico e didattico”.

Per poi aggiungere: “Dal canto loro, i collaboratori della FTL potrebbero più facilmente intensificare le loro attività di ricerca, nel quadro favorevole del sistema universitario pubblico svizzero”. Una logica perfettamente win win, per usare l’espressione che adottammo in occasione dell’accordo tra Cantone e Diocesi sull’insegnamento della religione nella scuola pubblica. Una reciproca convenienza di natura scientifica e culturale.

Gli accordi che potrebbero sancire l’integrazione non sono ancora noti: entro la fine di maggio dovrebbero esprimersi i Consigli di USI e FTL e solo in seguito l’autorità accademica ed ecclesiastica più alta in quest’ambito, ossia il vescovo monsignor Lazzeri, che della Facoltà di teologia è Gran Cancelliere. Poi la palla passerà alla politica. Appare però già chiaro sin d’ora che la molla dell’integrazione non va cercata nelle motivazioni economiche, quasi la Facoltà teologica boccheggiasse alla ricerca di finanziamenti pubblici.

Pensata per formare un centinaio di studenti, la FTL ha oggi trecento iscritti. Mantenere in essere un tale istituto di formazione e ricerca di livello internazionale non è certo una passeggiata per un ente privato. Ma se le difficoltà non fecero mai paura al coraggioso fondatore, Il vescovo Corecco, così non hanno mai neppure spaventato i suoi successori. 

“Auspico che la FTL trovi il suo posto in seno all’USI e al sistema universitario pubblico svizzero”, ha detto il Rettore Erez fondando le ragioni di tale auspicio su tre  connotati propri di una Facoltà di teologia: a) “ci ricorda quanto dobbiamo alla tradizione giudaico-cristiana”; b) “ci mette in guardia dalle derive dello scientismo”; c) “più generalmente contribuisce al dibattito etico e morale che attraversa la nostra società”.

Infine, conscio delle particolarità di una Facoltà teologica, Erez, dopo aver messo l’accento sul fatto che tutte le Università svizzere, con l’eccezione di Neuchâtel, hanno al loro interno una Facoltà di teologia, ha affermato che per la FTL dentro l’USI dovranno valere le stesse regole che valgono per le altre cinque Facoltà esistenti in Svizzera, tenendo conto dell’ancoraggio nella pratica religiosa dei principi che fondano il lavoro teologico nella Chiesa cattolica.

E ha concluso con queste parole: “Ci tengo a sottolineare che questa pratica è perfettamente compatibile con i principi che reggono la nostra Università, come è compatibile la nomina di professori in medicina o in architettura, che sviluppano una parte importante della loro attività fuori dall’Università. Se vi saranno opposizioni all’integrazione della FTL nell’USI, queste dovranno fondarsi su altre basi”.

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