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Barcellona, un milione a manifestazione Diada

11.09.2017 - aggiornato: 12.09.2017 - 07:04

Questo il numero delle persone scese in piazza in difesa del referendum di audeterminazione del 1° ottobre, secondo la rete pubblica catalana Tv3.

© EPA/ALBERTO ESTEVEZ

Un milione di persone ha partecipato questo pomeriggio a Barcellona alla grande manifestazione indipendentista organizzata in occasione della festa nazionale catalana della Diada in appoggio al referendum del 1° ottobre, riferisce la tv pubblica catalana Tv3 citando fonti della guardia urbana.

Prima dell'inizio della manifestazione, gli organizzatori avevano indicato che mezzo milione di persone si erano iscritte preventivamente.

Una marea umana si è riversata in un clima di festa su Paseig de Gracia, Carrer Aragona e Plaza Catalunya già ore prima dell'inizio ufficiale della concentrazione alle 17.14, simbolo dell'irredentismo catalano in ricordo della caduta di Barcellona l'11 settembre 1714 nelle mani dei Borbone. L'appello del President Carles Puigdemont, che con i suoi ministri è stato denunciato per avere convocato un referendum dichiarato "illegale" da Madrid e rischia 6 anni di carcere, ha mobilitato il popolo secessionista. In auto, treno e 1800 bus è accorsa nella capitale dalle valli dei Pirenei, le spiagge della Costa Brava, la Pianura dell'Ebro per formare un'enorme croce umana gialla fra Gracia e Aragona, con un 'sì' giallo in mezzo, quello della scheda del primo ottobre. Se si potrà votare.

"Il referendum è nelle mani del popolo", ha avvertito Puigdemont. E della sua capacità di manifestare agli occhi del mondo il proprio appoggio al "proces". Il "President" conta sulla mobilitazione permanente della gente per fermare il braccio repressivo di Madrid, che ha messo in campo polizia, magistrati e Corte costituzionale per impedire il voto. E non esclude il ricorso all'"arma atomica" dell'art. 155 della Costituzione del 1979 - adottata fra dittatura e democrazia - che consente di sospendere Puigdemont e l'autonomia catalana. Un'ipotesi che il "President", in aperta disobbedienza verso la legge spagnola in nome della "legittimità catalana", rifiuta. "Solo il parlamento di Barcellona - ha detto - può destituirmi".

Ma il difficile deve ancora venire. Molti prevedono che la mano di Madrid si farà sempre più pesante da domani, passata la Diada. La procura ha dato ordine alla polizia di sequestrare schede, urne e qualsiasi materiale elettorale. Finora ci sono state solo due perquisizioni, in una tipografia e in un giornale. Il ritmo ora si farà più serrato. Puigdemont e i suoi ministri sono indagati e potrebbero essere arrestati. Il "President" ha detto di non ritenerlo probabile prima del voto, con gli occhi del mondo puntati sulla Catalogna. Ma Rajoy non esclude nulla per impedire la "rottura" della Spagna. E, dice l'analista Jordi Juan, userà tutte le armi dello stato: "Ha giurato di impedire il referendum, se non lo facesse dovrebbe dimettersi".

La pressione del resto della Spagna, erede di mezzo secolo di centralismo franchista, è forte. Il 60% degli spagnoli non vuole che i catalani votino. A costo di usare l'art.155. Con il rischio che Puigdemont e i suoi ministri diventino martiri della causa, radicando ancora di più il separatismo. "Rajoy stia molto attento", scrive La Vanguardia, una sua vittoria con la forza "può rivelarsi una sconfitta a lungo termine".

 (Ats)

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