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"Stanno rubando l'anima di Aleppo"

05.10.2016 - aggiornato: 05.10.2016 - 11:23

La testimonianza di padre Ibrahim e l’appello del Custode di Terra Santa e dei Frati minori. Chiedono all’ONU una zona di sicurezza.

© Foto Keystone/AP

di Maria Acqua Simi

 

Ieri, nel giorno dedicato a San Francesco, il Ministro generale dei Frati Minori, fra Michael Perry, e il Custode di Terra Santa, fra Francesco Patton, hanno deciso di pubblicare insieme un messaggio per la Siria. Grati a papa Francesco per la sua vicinanza costante al dramma del popolo siriano, si sono detti amareggiati dal fallimento degli sforzi di pace e dal prevalere della logica delle armi e della sopraffazione.

Proprio lunedì notte, infatti, la Casa Bianca ha annunciato la sospensione di ogni contatto bilaterale con la Russia, nell’ambito dei negoziati congiunti per trovare un’intesa che ponesse fine alla guerra. «La pazienza con i russi si è esaurita - ha scandito il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest, accusando Mosca di complicità nella tragedia siriana -. Non c’è più nulla su cui parlare».

In questo clima negativo e dopo il fallimento della tregua di metà settembre, che ha tenuto pochissimo, i due frati hanno dunque lanciato un appello: «Chiediamo a tutte le forze in campo e a tutti coloro che hanno responsabilità politiche di mettere al primo posto il bene della popolazione inerme della Siria e in particolare della città di Aleppo, di far immediatamente tacere le armi e di porre fine all’odio e a qualsiasi tipo di violenza, in modo tale che si possa davvero trovare e percorrere la via della pace, della riconciliazione e del perdono». Alla comunità internazionale il Messaggio dei due superiori francescani chiede che «ci si adoperi concretamente per fare di Aleppo una zona di sicurezza, applicando le migliori soluzioni apprese in precedenti esperienze per garantire la massima collaborazione e la riuscita dell’iniziativa. Questa zona di sicurezza attorno ad Aleppo permetterebbe alla popolazione tutta, provata dalle immani conseguenze del conflitto, senza discriminazione alcuna, di poter ricevere i necessari aiuti umanitari, ritrovare sicurezza e protezione e riscoprire la fiducia e la speranza in un futuro immediato abitato e animato solamente dalla pace». Altre simili zone di sicurezza dovrebbero essere create in altre località siriane nella cornice di un piano volto alla pacificazione. Zone che potrebbero essere poste sotto il controllo di forze di pace munite di mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. A tutti i Paesi e i Governi del mondo il Ministro generale e il Custode di Terra Santa chiedono così la maggior generosità possibile nell’accoglienza dei profughi siriani, pur nel rispetto delle leggi locali e nazionali, e nell’invio di aiuti umanitari.

La testimonianza

Ad Aleppo la situazione è insostenibile. I quartieri sono ormai campi di battaglia, cimiteri a cielo aperto.

La situazione è descritta bene da padre Ibrahim Alsabagh, parroco della chiesa di San Francesco: «Qui la guerra è ormai diventata la normalità, ma in questi giorni c’è stato un nuovo picco di violenze, mai visto prima. Viviamo costantemente sotto i bombardamenti: missili cadono ovunque nel nostro quartiere, non riusciamo a dormire la notte - io personalmente mi sono svegliato diverse volte anche questa notte -. Questa mattina (ieri, ndr) in una zona chiamata Midan - ormai punto di scontri fortissimi - decine di case sono crollate uccidendo chi le abitava. La gente soffre, tanti fuggono. Ma la piaga peggiore rimane la mancanza dell’acqua, anche nella parte ovest della città, dove vive la comunità cristiana: in questa zona di Aleppo (che è molto più grande della zona est di cui si occupano i grandi media in questi giorni: qui vivono un milione e 200mila abitanti, nella zona est sono 200mila) l’acqua non c’è più, la gente bussa alla porta del convento chiedendoci di poter attingere al nostro pozzo. Noi facciamo quel che possiamo. Non c’è più corrente elettrica, e questo rende la situazione difficile. Non ci sono medicine per il cancro e per le altre malattie croniche. Non abbiamo personale, non abbiamo medici specializzati se non pochissimi che non riescono ad aiutare tutta la gente. Due giorni fa è arrivato lo staff di UNICEF: con loro abbiamo condiviso tante fatiche e sofferenze. Loro cercano di intervenire anche nelle scuole: noi abbiamo condiviso quello che abbiamo fatto e quello che si dovrebbe fare. Però oltre all’UNICEF non abbiamo visto altre organizzazioni internazionali.

I medici senza frontiere operano nella parte est della città e non nella parte ovest. Abbiamo celebrato tanti funerali:  l’altro ieri è stata una giornata di sangue, perché della comunità cristiana sono morte sette persone. Gli uffici funebri non sono riusciti a seguire tutti i funerali per cui ne hanno dovuto rimandare alcuni il giorno dopo o l’altro ancora. Abbiamo tante persone ferite gravemente e tra di loro diversi bambini; l’altro ieri abbiamo avuto una decina di morti e una ventina di feriti. Non abbiamo ancora una statistica delle case che sono state distrutte completamente o parzialmente in questi ultimi giorni. A voi chiediamo di pregare per la pace, di sostenerci, e di domandare che la pace arrivi presto».

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