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Dieci elezioni che non potete assolutamente perdere nel 2014

09.01.2014 - aggiornato: 09.01.2014 - 17:24

Il 2014 è un anno importante per il mondo perché si terranno parecchie elezioni. Si tratta di tornate elettorali decisive e che potrebbero influenzare, e di molto, l’andamento geopolitico del pianeta. Potrebbero cambiare i giochi in Medio Oriente, darci un Parlamento UE controllato dai socialisti, uno indiano con i Gandhi all'opposizione e segnare il declino politico di Obama.

 

Unione Europea. Sono quelle che conosciamo comunemente come "Europee". Si tratta in realtà del rinnovo del Parlamento e si vota dal 22 al 25 maggio. L'Europa ha risposto alla grande recessione con una forte dose di austerità. I risultati finora sono pochi. La disoccupazione è a livelli record. Molte economie europee continuano a contrarsi. Anche per questo sono in molti a credere che il voto di maggio produrrà una performance record per i partiti populisti e nazionalisti. I gruppi presenti oggi al Parlamento Europeo sono: il Partito Popolare Europeo (cristiani democratici), l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (socialdemocratici), l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (liberal-democratici), Verdi Europei – Alleanza Libera Europea (ecologisti, regionalisti), Conservatori e Riformisti Europei (conservatori), Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica (comunisti, socialisti, ecosocialisti) ed Europa della Libertà e della Democrazia (euroscettici). In questo momento è il Partito Popolare Europeo ad avere la maggioranza al Parlamento europeo.

 

Stati Uniti. Elezioni di midterm (di medio termine. Si tengono, cioè, a metà di ogni mandato presidenziale per verificarne l’andamento). Si vota il 4 novembre. I media americani già si chiedono chi sia il candidato favorito per le presidenziali del 2016 (per i repubblicani il nome più quotato è quello del governatore del New Jersey, Chris Christie). Prima però dovranno fare i conti con il rinnovo del Congresso. I repubblicani hanno bisogno di conquistare solo sei seggi per ottenere la maggioranza in Senato. I democratici devono accaparrarsi diciotto seggi alla Camera per ottenere la maggioranza nella camera bassa. Ma nessun presidente negli ultimi 100 anni ha visto il suo partito riconquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti nella sua seconda elezioni di medio termine. E se gli indici di gradimento di Barack Obama continuano su questi livelli (siamo ai minimi storici), probabilmente neanche sfaterà questa "tradizione".

 

Siria: Nonostante il paese sia lacerato dalla guerra civile, in aprile sono previste le elezioni presidenziali. L’attuale presidente Bashar al Assad ha già fatto sapere che si ricandiderà. Secondo un rapporto della CIA (e quindi non del partito al potere Baath né del Governo di Assad), qualora si tenessero elezioni presidenziali in Siria nel 2014 le vincerebbe senza ombra di dubbio Assad con il 75% dei voti.

Afghanistan. Elezioni presidenziali, 5 aprile. Ci sono molte ragioni per essere preoccupati di come andranno. Nonostante i tentativi di riforma del sistema elettorale, (dopo le elezioni 2009) gli analisti internazionali hanno motivo di credere che anche le elezioni del 2014 saranno dominate da corruzione, mancanza di sicurezza e brogli. Il  nuovo presidente sarà uno degli 11 candidati approvati dalla commissione elettorale indipendente afghana e andrà a sostituire Hamid Karzai, che non potrà più ricandidarsi per raggiunto limite di mandati. Tra i candidati più importanti ce ne sono due che si erano già presentati alle elezioni del 2009 – Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani Ahmadzai – oltre che il fratello maggiore di Hamid Karzai, Qayum, e un gruppo piuttosto folto di influenti “signori della guerra”, che esercitano già oggi un certo potere nelle zone di territorio che si trovano sotto il loro controllo. Chiunque sarà, il nuovo presidente dovrà affrontare diversi problemi che l’Afghanistan non è ancora riuscito a risolvere: la questione della permanenza dei soldati americani sul territorio afghano anche dopo il 2014 (decisione rimandata dallo stesso Karzai a dopo le elezioni, nonostante il parere contrario della Loya Jirga); il problema del traffico di sostanze stupefacenti e alcolici, che alimenta la violenza e un mercato nero non controllabile dal Governo; e la corruzione che domina da molti anni la politica e l’economia dell’Afghanistan.

Iraq. Elezioni parlamentari, 30 aprile. Il nuovo Parlamento è incaricato di eleggere anche il nuovo primo ministro e il nuovo presidente: Nuri al-Maliki, attuale primo ministro sciita, si renderà disponibile per il terzo mandato, dopo che la Corte Suprema dell’Iraq ha bocciato una legge del parlamento che li limitava a due. Il più grande problema dell’Iraq, che è anche la causa del malfunzionamento della sua politica, è legato alle forti divisioni settarie nel paese, soprattutto tra sciiti e sunniti (lo stesso assetto istituzionale del paese cerca di rappresentare entrambi). Negli ultimi mesi, poi, si è radicalizzata di molto la presenza di al Qaida (che ha parzialmente occupato le città di Falluja e Ramadi). Al-Maliki, sciita, sembra avere perso dei consensi alle elezioni provinciali del 2013 a favore dei suoi oppositori e dei sunniti, il cui rappresentante più importante sembra essere Osama al-Nujayfi. Difficile prevedere cosa accadrà.

India. Rinnovo della camera bassa. Le elezioni indiane sono imponenti. Più di 700 milioni di persone si dirigeranno verso più di 800.000 seggi elettorali e utilizzeranno più di 1,3 milioni macchine per il voto esprimendo la preferenza per oltre 1.300 partiti politici. (No, non tutti i partiti sono sulla scheda elettorale. La maggior parte di loro sono forze locali o regionali). Il Partito del Congresso, dominato da anni dalla famiglia Gandhi, potrebbe uscire dalle urne con le ossa rotte. Rallentamento della crescita economica, infrastrutture inadeguate e la corruzione dilagante pesano sulle sue spalle. Il politico che attira maggiormente l'attenzione dei media è Narendra Modi, primo ministro dello stato del Gujarat e leader del principale partito di opposizione in India, il Bharatiya Janata Party (BJP). Tuttavia, il BJP e i suoi alleati non hanno abbastanza forza per  vincere le elezioni del Lok Sabha (la Camera bassa). Saranno probabilmente larghe intese. D'altra parte l'India non ha un Governo a partito unico dal 1989.

Sudafrica. Il 2014 non sarà solo il 20esimo anniversario della fine dell’apartheid per il Sudafrica: tra aprile e giugno i sudafricani dovranno eleggere la nuova National Assembly, la Camera Bassa del parlamento nazionale. Il grande favorito per la vittoria finale è l’African National Congress (ANC), il partito che ha governato il Sudafrica senza interruzioni dal 1994 (il primo presidente del paese ad appartenere all’ANC fu Nelson Mandela). L’ANC probabilmente perderà consensi e seggi: negli ultimi anni l’economia del Sudafrica è cresciuta meno rapidamente rispetto al passato. La disoccupazione è aumentata e allo stesso tempo si è diffusa la corruzione tra i funzionari del governo e del partito. Politicamente il principale avversario dell’ANC è la Democratic Alliance, partito liberale che potrebbe prendere fino al 25 per cento. Poi ci sono altri partiti emergenti, per il momento piuttosto piccoli e ancora poco rilevanti, tra cui l’Economic Freedom Fighters di Julius Malema, che rappresenta una sfida all’ANC a sinistra e da cui provengono alcuni politici usciti dal partito al Governo. Ma bisognerà vedere quanto peserà l’effetto emotivo della morte di Mandela sul popolo.

Turchia. Elezioni locali in marzo ed elezioni presidenziali, in agosto. Molti turchi si domandano se il primo ministro Recep Erdogan Tayğyip aspiri alla presidenza. Perché dovrebbe? Innanzitutto perché le regole del gioco lo limitano a tre mandati come primo ministro e raggiungerà questo termine nel 2015. In passato si era anche parlato di riscrivere la Costituzione per aumentare il numero di mandati per la carica di primo ministro. Una delle ragioni per cui finora non se n’è fatto nulla è la pressione a cui è stato sottoposto il governo negli ultimi mesi, a partire dalle proteste anti-governative di piazza Taksim, a Istanbul, che si sono poi diffuse in altre città turche. Così ora Ergodan potrebbe puntare alla poltrona di presidente: Ci pensa ma deve fare i conti con la lotta aspra che si gioca tra i suoi fedelissimi e il movimento islamista Hazmit, guidato da un ex imam auto-esiliatosi negli USA. Una cosa è certa: se il partito della giustizia e dello sviluppo (Akp), il suo partito, farà registrare buoni risultati alle elezioni locali del prossimo marzo, le probabilità che Erdoğan si candidi in agosto alla presidenza aumenteranno.

Brasile. Elezioni presidenziali, 5 ottobre . La presidente in carica, Dilma Rousseff, sembra destinata a mantenere il suo posto. Resta da sciogliere solo un nodo a Brasilia: scoprire se si affermerà al ballottaggio o già al primo turno. Rousseff è stata ministro dell’energia del governo dell’allora presidente Luiz Inacio Lula da Silva, e poi ne è diventata capo dello staff. Era molto poco conosciuta all’estero, oltre a essere poco nota agli stessi brasiliani Fino a qualche mese fa, come scrive l’Atlantic, la situazione per la presidente non sembrava così rosea: la scorsa estate le proteste per l’aumento del prezzo dei biglietti degli autobus e dei treni finì per diventare una grande e prolungata manifestazione antigovernativa. Rousseff fu accusata di non avere saputo tenere a bada l’inflazione (si parlò molto dei costosissimi pomodori brasiliani) e le ineguaglianze, oltre che di avere sprecato molti soldi per la costruzione degli impianti per i mondiali brasiliani di calcio del 2014. Poi le proteste sono scemate e i principale avversari di Rousseff hanno fatto dei passi falsi: ad esempio, l’ambientalista Marina Silva, che era considerata la concorrente diretta più pericolosa per Rousseff, non ha consegnato in tempo la domanda per registrare il suo nuovo partito.

 

Indonesia: In Indonesia le elezioni presidenziali sono fissate per il 9 luglio: la Costituzione prevede che l’attuale presidente, Susilo Bambang Yudhoyono, non possa essere rieletto per un terzo mandato. Yudhoyono verrà quindi sostituito da uno tra i pochissimi candidati (al massimo tre, sembra) che saranno in grado di soddisfare alcuni rigidi requisiti: la legge elettorale del 2008 prevede infatti che solo i partiti o le coalizioni che controllano il 20 per cento del Sewan Perwakilan Rakyat, una delle due camere del parlamento indonesiano, o che ottengono il 25 per cento del voto popolare possano proporre un proprio candidato per le presidenziali. Il personaggio che più incuriosisce la stampa straniera è Joko Widodo, governatore di Giacarta che molti indonesiani chiamano l’”Obama di Giacarta“. Widodo appartiene al Partito Democratico Indonesiano – Lotta, di orientamento di centrosinistra, ha una passione per la musica metal e potrebbe essere uno dei favoriti per diventare il prossimo presidente dell’Indonesia. Il problema è che Widodo ha detto che si candiderà solo se la leader del suo partito, Megawati Sukarnoputri (figlia di Sukarno, primo presidente dell’Indonesia indipendente) farà un passo indietro. 

 

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