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Temete un sequestro? Assicuratevi

13.10.2014 - aggiornato: 13.10.2014 - 16:12

Si chiamano "Kidnap and ransom" e sono delle formule che offrono alcune assicurazioni: ti pagano il riscatto ed eventualmente mandano pure delle teste di cuoio "private" per salvarti.

Quando criminali e gruppi terroristici prendono ostaggi lo sguardo viene normalmente rivolto ai governi dei paesi d'origine. Pochi sanno infatti che anche società di sicurezza private risolvono simili casi e se necessario pagano riscatti, a patto che la vittima abbia concluso un'assicurazione contro i rapimenti.

Il sequestro di persone con lo scopo di ottenere un riscatto (Kidnap for Ransom) è molto in voga di questi tempi. Con la paura aumenta anche l'interesse per soluzioni assicurative del genere. In caso di necessità l'assicurazione si rivolge a una società di consulenza per situazioni di crisi, che si occupa della liberazione e del rientro dell'ostaggio senza l'aiuto dello Stato.

L'assicurazione paga la società di consulenza e le restituisce i costi sostenuti, ad esempio per assistenza medica e psicologica e spese di viaggio. Ma la cosa interessante è che anche i riscatti vengono rimborsati - un fatto esplicitamente menzionato negli opuscoli e nelle polizze. La Hiscox promette per esempio "il risarcimento del denaro di riscatto consegnato, anche qualora venga perso durante il trasporto".

I maggiori offerenti di cosiddette assicurazioni "Kidnap and Ransom" (K&R) hanno sede laddove i governi si oppongono con veemenza al pagamento di un riscatto, vale a dire nei paesi anglosassoni. Si tratta tra gli altri della britannica Hiscox e delle americane A.I.G. e Chubb.

Il volume globale del mercato è stimato a 250 milioni di dollari, scrive la rivista "Schweizer Versicherung" basandosi su analisti di Morgan Stanley. Altre stime riferiscono di un volume dei premi di circa 300 milioni di dollari all'anno.

Anche in Svizzera ci si può assicurare

Anche in Svizzera, i cui cittadini sono più spesso vittime di sequestri all'estero rispetto alla media, vengono però offerte assicurazioni contro i rapimenti.
"Siamo confrontati a una domanda crescente, soprattutto da parte di piccole e medie imprese orientate all'esportazione. Queste si occupano intensamente del rischio di sequestro e ricatto", riferisce AGCS, l'assicurazione speciale della Allianz. Nella Confederazione le polizze in questione vengono offerte dal 2010.

Non ci sono tuttavia informazioni precise su simili assicurazioni, in quanto si tratta di un prodotto di nicchia che non viene rilevato separatamente, spiega l'Associazione svizzera d'assicurazioni (ASA). Inoltre è un ambito di cui non si parla. Le polizze sono spesso molto estese e frequentemente coprono anche i partner, figli e ospiti dei dipendenti assicurati.

Per non alimentare ulteriormente l'"appetito" dei sequestratori ed evitare un eventuale abuso, le assicurazioni prestano attenzione al fatto che siano al corrente meno persone possibile. In genere non lo sono nemmeno gli stessi assicurati.
"La maggior parte dei rapimenti a livello mondiale - almeno il 75%, forse anche più - vengono conclusi con successo attraverso il pagamento di un riscatto", spiega Jack Cloonan, ex agente dell'FBI e attuale direttore della divisione per i rischi speciali presso la società di sicurezza britannica red24, che collabora con diversi assicuratori. Anche quando i sequestratori ambiscono in prima linea a qualcosa d'altro, come la liberazione di prigionieri, si può giungere a un accordo finanziario.

Per Cloonan è assolutamente impossibile fornire cifre sul numero di rapimenti, anche perché le aziende o i privati spesso non denunciano il fatto alle autorità. Stime parlano comunque di 30-40'000 casi all'anno.
L'azione delle assicurazioni risulta tuttavia in contraddizione con la politica ufficiale di molti governi occidentali, che considerano il pagamento di riscatti uno dei più importanti metodi di finanziamento del terrorismo. "Il Consiglio federale persegue una chiara politica di non pagamento di riscatti e s'impegna a livello internazionale in questo senso", viene indicato presso il Dipartimento federale degli affari esteri.

In gennaio il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dedicato alla questione un'apposita risoluzione (nr. 2133), la quale chiede che non vengano più pagati riscatti alle organizzazioni terroristiche. Il Consiglio invita anche "i partner del settore privato" a rinunciarvi. Il documento non ha tuttavia carattere vincolante.

(ATS)

 

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