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Come vivere di più lavori

29.08.2017 - aggiornato: 29.08.2017 - 12:50

di Sigfried Alberton

Mentre si discute sulle disfunzioni del mercato del lavoro, c’è chi, e tra questi molti giovani, dà risposte concrete alle trasformazioni in atto, organizzando la propria vita personale e professionale secondo modelli, filosofie e convinzioni che rimettono in questione i paradigmi conosciuti e vissuti dalle generazioni precedenti. Le giovani generazioni capiscono che i tempi dei posti di lavoro a tempo pieno e dei contratti stabili e sicuri sono probabilmente al capolinea, così come lo è l’idea di un posto di lavoro per la vita. Di fronte a questi cambiamenti, accelerati dalla digitalizzazione e dalla quarta rivoluzione industriale, una parte della popolazione prova a resistere passivamente. Un’altra parte, invece, cerca di affrontarli attraverso soluzioni sempre più originali e innovative, che, non per forza, sono portatrici solo di precarietà. In futuro potrebbero generare stili di vita nuovi e più sostenibili che permettono un bilanciamento più equilibrato e più benefico tra lavoro e vita privata. È la tesi di chi, e fra questi citiamo Diane Mulcahy, docente al Babson College che, nella sua pubblicazione The Gig Economy: the Complete Guide of Getting Better Work, Taking More Time Off, and Financing the Life You Want, AMACOM, 2016, argomenta che la cosiddetta “economia dei lavoretti” o Freelancer Economy, se ben pianificata e gestita può diventare non solo un nuovo modello di lavoro, ma anche un nuovo stile di vita, accettabile (per forza di cose) a causa del trasformarsi dei modelli di produzione e di consumo, e, per taluni, addirittura auspicabile per una vita più equilibrata, più sostenibile e portatrice di benessere. Considerato quanto sta succedendo nel mercato del lavoro e nell’economia in generale, tutto questo potrebbe suonare come una provocazione. Se guardo a come vive una delle mie figlie e molti dei suoi giovani amici, non solo in Ticino, mi rendo conto che l’economia multi-lavori, è già parecchio diffusa, e la mia impressione è che non lo sia solo come risposta ineluttabile alle difficoltà indotte dai cambiamenti in atto ma lo sia proprio come scelta deliberata di costruire e vivere un modello che al lavoro, alla vita privata, al benessere personale e collettivo e al loro bilanciamento associa valori diversi da quelli sviluppati dalle generazioni precedenti. Come muoversi all’interno di questo nuovo modello evitando che poggi su situazioni di precariato per gli individui e di instabilità/fragilità del sistema previdenziale? Secondo Mulcahy, dal punto di vista lavorativo, è importante ripensare il concetto di carriera professionale e il processo attraverso il quale costruirla. Basarsi su una sola fonte di reddito, oggi, è rischioso. Pianificando e gestendo proattivamente e in modo imprenditoriale un proprio portafoglio di progetti/lavori (diversificandolo regolarmente, sfruttando le reti di contatti costruite attraverso questi progetti e lavori) questo rischio si attenua. Chi vive di più lavori può approfittare meglio del proprio tempo, ma necessita pure di un piano finanziario solido che massimizzi i risparmi e minimizzi i costi fissi. E forse non è un caso che un’altra tendenza si stia diffondendo, segnatamente quella dell’economia condivisa (Sharing Economy). Il mondo del lavoro sta cambiando, i modelli e gli stili di vita pure. In meglio? In peggio? Non è questo il quesito. Chiediamoci piuttosto come stanno cambiando e in che modo possiamo beneficiarne, fondendo al meglio quanto acquisito fino ad oggi e quanto di nuovo si sta creando.

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