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Il buon esempio del Portogallo

09.01.2018 - aggiornato: 09.01.2018 - 09:02

di Gianfranco Fabi

Nel giorno di Capodanno il più autorevole quotidiano portoghese, Diario de Noticias, ha pubblicato un articolo firmato dal viceministro degli esteri greco, George Katrougalos, con un titolo molto significativo “Fare come il Portogallo per fare uscire la Grecia dalla tutela politica ed economica”. In sintesi l’intervento esprimeva un forte apprezzamento per i risultati economici conquistati dal Governo di Lisbona anche grazie al superamento delle politiche imposte al Paese, così come ad Atene, dopo la crisi finanziaria del 2011. Negli ultimi due anni infatti il Portogallo, guidato dal premier socialista Antonio Costa, è riuscito a portare il deficit pubblico sotto la fatidica quota del 2%, ha dimezzato la disoccupazione (dal 16,2 all’8,5%) e ha avviato una significativa ripresa economica trainata dalle esportazioni e dal turismo. E questo senza tagliare i trasferimenti sociali, senza ridurre la spesa sanitaria e pensionistica, senza intervenire sui salari, anzi aumentando la capacità di spesa dei lavoratori. 

Anche sulla base di questi risultati il ministro dell’Economia, Mario Centeno, è stato nominato nuovo presidente dell’Eurogruppo, il centro di coordinamento europeo che riuscire i ministri delle Finanze dei 19 paesi che adottano la moneta unica, fino a dicembre guidato dall’olandese, Jeroen Dijsselbloem. Per la prima volta quindi una delle più importanti istituzioni economiche europee è affidata ad un esponente di un Paese mediterraneo, di un paese fino ad ora considerato, così come la Grecia, la Spagna e l’Italia, come un anello debole del patto su cui si fonda la moneta unica.

Il segreto del successo della nuova politica portoghese sta in un paradigma altrettanto semplice da enunciare quanto difficile da applicare positivamente: spostare l’attenzione dalla quantità alla qualità della spesa pubblica. Dal trattato di Maastricht, che ha dato vita all’euro, i punti di riferimento sono sempre stati i livelli della spesa, del debito, del deficit pubblico. Da questi obiettivi sono sempre derivate le politiche di rigore e di austerità che hanno in molti casi prodotto forti e soprattutto negative conseguenze sociali.

Il Governo di Lisbona ha cercato invece di considerare i parametri numerici non come un punto di partenza, ma come un punto di arrivo. In pratica come una conseguenza di politiche volte a rendere la spesa pubblica più efficiente, a tagliare i costi della burocrazia, a semplificare le procedure fiscali e amministrative attuando con metodo e decisione quella che viene chiamata “spending review”.

La nomina di Centeno all’Eurogruppo può quindi essere la premessa per una svolta nelle politiche europee, una svolta ancora più importante in un momento come questo in cui i movimenti anti-europeisti acquistano sempre più peso politico in molti Paesi. Anche se non va dimenticato che la responsabilità e insieme i vantaggi della sostenibilità dei bilanci spettano alle politiche dei singoli Paesi più che all’Europa. I debiti pubblici eccessivi costituiscono un problema non solo per la stabilità monetaria, ma soprattutto per le prospettive di crescita e per i vincoli sulle future generazioni.

 

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