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Le banche centrali sono troppo loquaci?

02.05.2018 - aggiornato: 02.05.2018 - 09:00

di Alessandro Ciocca

Ha suscitato un ampio dibattito lo studio realizzato da Thomas Lustenberger ed Enzo Rossi, economisti della Banca Nazionale Svizzera (BNS). La ricerca ha analizzato con dovizia di dati la comunicazione delle maggiori banche centrali attraverso il tempo. I ricercatori giungono alla conclusione che il poderoso incremento dell’attività di comunicazione, la loro maggiore apertura e trasparenza, accentuatasi nel corso degli ultimi anni, non ha prodotto effetti positivi.

In particolare la cosiddetta “forward guidance”, cioè la strategia, più o meno dichiarata e più o meno sibillina, volta a condizionare attraverso dichiarazioni le aspettative dei mercati finanziari in tema di evoluzione dello scenario, ed in particolare di evoluzione dei tassi d’interesse, ha deluso, rendendo in realtà le previsioni finanziarie ed economiche meno accurate ed attendibili.

Le banche centrali hanno nella comunicazione la loro quarta leva operativa, oltre alle manovre sui tassi, a quelle sul mercato dei titoli, ed ai livelli delle riserve. Oggi l’obiettivo principale che esse sembrano proporsi è quello di condizionare le attese degli operatori e degli investitori circa la loro stessa futura politica monetaria. Sembra invece essersi attuato il paradosso, citato dagli stessi autori, secondo cui “l’abbondanza dell’informazione diminuisce l’attenzione nei suoi confronti”. 

Secondo i due ricercatori la forward guidance attuata dall’indomani della grande crisi, non è risultata efficace, mentre l’informazione delle istituzioni finanziarie private è stata spesso più precisa, contraddicendo il principio stesso a base della strategia. Anche sull’efficacia dell’accresciuta trasparenza lo studio esprime riserve, fino a casi di vera e propria “cacofonia”, quando le voci che giungono al mercato sono fra loro dissonanti. Ciò si verifica spesso da parte della Federal Reserve statunitense, insieme di varie istituzioni i cui vertici non sempre hanno visioni convergenti sugli scenari e le relative politiche monetarie.

Ma anche nella vecchia Europa fanno notizia i contrasti fra le posizioni più intransigenti della Bundesbank e quelle “flessibili” della Banca Centrale Europea. Spesso, nelle valutazioni delle banche centrali, troppo legate a modelli rigidi, certi fattori di incertezza vengono poi sottostimati, ad esempio in campo geopolitico. Facendo leva su trasparenza e comunicazione abbondante, si vorrebbero condizionare gli operatori affinché pensassero come i banchieri centrali stessi. Ma, a distanza di anni dalla grande crisi, gli operatori sono meno inclini a considerare con minuziosa attenzione ogni loro parola e si mostrano sempre più scettici, anche nei confronti della “forward guidance”. 

Vi è da sperare, semmai, che le stesse banche centrali non dimentichino l’attenzione per l’economia reale, orientandosi esclusivamente a sostenere i valori finanziari. I tempi della “irrazionale esuberanza” annunciata da Alan Greenspan ritornano sistematicamente, ma l’importante, è, almeno, ricordarsene.

(Alessandro Ciocca, Studio A.Ciocca SA)

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