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Le tensioni cino-americane favoriscono l'India

19.04.2018 - aggiornato: 19.04.2018 - 14:23

di Luciano Jannelli

Da qualche anno ormai l’India ha un tasso di crescita superiore a quello della Cina. Si tratta di uno sviluppo normale. Il reddito pro capite cinese oggi si aggira sugli 8.000 dollari l’anno, quattro volte quello indiano. Essendo la base di partenza indiana molto più bassa, essa può naturalmente crescere a un tasso relativamente elevato, mentre i ritmi di crescita cinese sono destinati a rallentare ed assestarsi su un livello più sostenibile. Molti si chiedono ora se l’India possa ripetere il miracolo economico cinese degli ultimi 30 anni (vale la pena ricordare che nel 1980 il reddito pro capite cinese era inferiore a quello indiano). Nel prossimo decennio l’India, come la Cina negli anni passati, avrà ogni anno 15 milioni di nuovi lavoratori. La crescita demografica è, si sa, una condizione essenziale per i primi stadi dello sviluppo economico. Dietro ogni grande opportunità però si cela sempre un rischio: riuscirà l’India ad impiegare questa forza lavoro in un’era di rapidi cambiamenti tecnologici e crescente automatizzazione? Un mese fa ero in India dove mi sono incontrato con vari ministri chiave del Governo Modi, nonché con i principali leader del mondo industriale indiano. A me sembra che l’India sia sulla strada giusta in termini non solo di riforme fiscali, monetarie e bancarie, ma anche di quelle più strutturali quali l’apertura agli investimenti stranieri, la riduzione della burocrazia e della corruzione e, più in generale, di un quadro giuridico complessivo semplificato e con maggiori certezze. Il Paese, infatti, sta usando le nuove tecnologie digitali per sperimentare nuove forme di fornitura online di servizi bancari, sanitari e di istruzione vocazionale (ovvero mirata al rapido inserimento degli studenti in specifiche funzioni richieste dalle aziende). Nel contesto globale l’India ha due importanti vantaggi rispetto a tanti altri mercati emergenti: non è esposta alla Cina e non esporta materie prime. È però il recente acuirsi delle tensioni tra Cina e Stati Uniti che sta rafforzando notevolmente il profilo internazionale dell’India. Dal 2006 il volume degli scambi fra India e Stati Uniti si è moltiplicato per un fattore pari a sei, e in tante aree il Paese sta diventato un partner asiatico strategico non solo degli Stati Uniti, ma anche di altri importanti Paesi quali il Giappone, la Francia, Israele e gli Emirati Arabi Uniti. Il continuo rimescolamento delle carte della geopolitica, insomma, sembra ora ulteriormente favorire l’emersione del secondo gigante asiatico. 

(Luciano Jannelli, capo strategista Abu Dhabi Commercial Bank)

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