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Lunga vita al lobbismo

07.09.2017 - aggiornato: 07.09.2017 - 07:00

di Sergio Morisoli

C’è il lobbismo d’attacco e quello di difesa, a volte e a seconda delle circostanze occorrono entrambi. Chi non ammette il lobbismo stia alla larga dalla politica. Vi immaginate un Paese, che per impedire tentazioni di possesso, abuso, imbastardimento e nepotismo, fosse gestito da “eunuchi politici”; oppure fosse lasciato al suicidale purismo giacobino; o ancora alla suprema purezza di razza o di classe sociale? La politica è il lobbismo allo stato puro. Perché mai chi non ha interessi propri e non rappresenta l’interesse di nessuno dovrebbe essere un buon politico e scendere in politica per fare l’interesse di tutti? Pensateci, è una logica assurda, utopica e alla fine disumana. Disumana proprio come quei sistemi che hanno preteso di estirpare la zizzania dal grano (Mt. 13, 24-30) creando lager, ghigliottine, gulag e decine di milioni di morti. Negare il lobbismo è pretendere un uomo disumano al potere. Tutti noi siamo lobbisti, pensateci bene. Dal mattino, alla sera. Non c’è momento del giorno che non agiamo per interesse nostro o per l’interesse nostro e di altri, persino quando siamo caritatevoli lo siamo. Come è possibile pensare che chi scende in politica possa e debba essere staccato dagli interessi? Cioè staccato da passioni, amore, tornaconto, carità, solidarietà. Stracci questo articolo chi non ha nessun interesse per niente e per nessuno. Perché allora pretendiamo che un politico non debba essere ciò che anche noi siamo, lobbisti? La buona parola per far assumere una persona cara, il suggerimento dato a qualcuno per non fare colonna, la spifferata per acquistare laddove il prezzo è più basso, l’sms per segnalare il radar, il pettegolezzo per la scelta della maestra d’asilo a cui affidare il figlio. Non sono forse tutte azioni con alla radice un interesse particolare perseguito con il lobbismo? E poi perché, in una dinamica di gruppo come quella di un Parlamento, uno che ha un interesse da difendere sarebbe peggio di chi non ne ha? Caso mai è vero il contrario: più interessi dichiarati ci sono in gioco, e più la lotta politica sarà espressione di ciò che siamo e vogliamo essere. Il lobbismo ha una connotazione negativa, al limite del significato criminoso perché fa comodo a chi vorrebbe una società totalitaria e dirigista in cui tra chi detiene il potere politico e il cittadino, e tra chi detiene il potere economico e il consumatore non ci fosse nessun tipo di organizzazione umana di disturbo. In pratica il potere chiede, da sempre, via libera sia sul cittadino che sul consumatore. Il lobbismo invece nasce e si forma come elemento umano per scompigliare questa logica: per condizionarla, per ostacolarla, per sfruttarla. Insomma, un modo per far prevalere il proprio interesse o per difenderlo. Che poi il lobbismo cattivo sia solo quello in cui di mezzo ci sono palesemente dei soldi, è una deviazione strabica del giudizio morale. Come se fosse solo il lobbismo di destra, quello delle banche, delle assicurazioni, dell’energia, dell’agricoltura, della farmaceutica, del cemento, dei datori di lavoro, dell’industria  cioè quello economico finanziario ad essere per definizione gramo. Mentre quello di sinistra, quello ecologista, statalista, animalista, genderista, abortista, libertino, sindacale, quello dei tutti dentro, terzomondista, dei sussidi a pioggia, quello dei diritti a gogo e zero doveri, quello delle frontiere al vento; quello che forse di primo acchito non è monetario (non è vero) ma fa saltare i nostri valori, allora quello è buono. La Svizzera è quello che è perché da 700 e passa anni siamo lobbisti, siamo una confederazione di lobbisti. Nel 1291 grazie al lobbismo interno abbiamo scacciato gli Asburgo; è solo oggi con una falsa moralità da fustino bianco che ci vergogniamo di essere lobbisti (fare i nostri interessi). E si vede.

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