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Magistratura ed economia di frontiera

26.01.2018 - aggiornato: 26.01.2018 - 08:00

di Giovanni Molo

In queste prime settimane del 2018 si stanno rinnovando i vertici del sistema giudiziario ticinese, con la nomina, lunedì scorso, del Tribunale d’appello, e l’elezione, nelle prossime settimane, del nuovo Procuratore Generale. Rispetto alla vecchia Confederazione, con codici di diritto materiale e, fino a qualche anno fa, di procedura diversi per ogni Cantone, il nuovo assetto istituzionale svizzero assomiglia sempre più a un federalismo d’esecuzione, in cui le diverse unità amministrative decentrate si trovano ad implementare un impianto normativo comune. Resta, quale domaine reservé di sovranità residua gelosamente custodito dai Cantoni, l’organizzazione giudiziaria. Ogni Cantone è libero di organizzare come crede il funzionamento dei propri Tribunali. Pur con gli stessi strumenti giuridici di diritto materiale e procedurale a disposizione, i problemi che devono essere affrontati dai magistrati ticinesi a confronto con un’economia a ridosso con la Lombardia non sono gli stessi che si pongono ai magistrati di Berna o Lucerna. Di conseguenza, una visione centro – periferia, per cui le idee verrebbero sviluppate a Zurigo o a Ginevra, ed a Cantoni ai margini quali il Ticino non resterebbe che rimasticarle, non calza, nonostante la supponenza di alcuni in questi centri, alla realtà svizzera. In un momento di rinnovo dell’organico della magistratura ticinese, in cui puntuali fioccano le critiche su ritardi ed inefficienze, dovrebbe pur esserci qualche nota di plauso sulla capacità della magistratura ticinese, nei suoi diversi ordini (civile, penale e amministrativo), di sviluppare, sul territorio, risposte innovative ai problemi specifici che si pongono all’economia ticinese. Quasi tre anni fa, un seminario pubblico del Centro Competenze Tributario della SUPSI aveva dato evidenza della prassi che si era sviluppata, in ambito civilistico, in materia di controversie tra banche e clienti confrontati con un blocco dei loro averi sulla base di verifiche fiscali compiute dalla banca sulle posizioni dei clienti. Questa prassi aveva poi finito per fare scuola in tutta la Svizzera. Mercoledì 17 gennaio 2018 si è invece svolto un seminario in cui sono stati esposti i nuovi approcci investigativi per combattere le situazioni di abuso e di illegalità nei rapporti di lavoro. Dalla inevitabile dialettica tra accusa e difesa, e dal conseguente consolidamento giurisprudenziale che ne scaturirà, potrebbe, anche in questo caso, delinearsi una via da seguire a livello federale. Scrollandoci di dosso questo nostro atavico complesso dei calimeri ticinesi, anche il Ticino può essere una fucina di idee, che si diffondono con vita propria.

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