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"Prossimità nella globalizzazione"

23.02.2017 - aggiornato: 23.02.2017 - 16:59

di Remigio Ratti

Marocco. Il nuovo porto di Tangeri, la porta d’Africa sullo stretto di Gibilterra al crocevia delle rotte marittime delle navi giganti intercontinentali, costituisce un porto ideale, nella misura dell’80%, per il trasbordo/smistamento dei traffici continentali e regionali. In funzione da 10 anni “Tanger Med” è con Algeciras - il concorrente spagnolo dirimpettaio - un porto in grande espansione, con una potenzialità analoga a quella dell’assieme dei porti liguri. Ma Tanger Med non è solo un porto. Comprende una zona franca logistica e quattro zone economiche di sviluppo, di cui due in regime di porto franco. Così, su una superficie di 19 ettari e un investimento pubblico/privato di 3 miliardi di euro - compresi gli allacciamenti ferroviari e autostradali - si sono creati 35mila posti di lavoro, di cui 5mila nelle attività portuali.

Riassumendo le impressioni di una visita a questo complesso logistico e produttivo abbiamo pensato di essere in presenza di una particolare forma di “prossimità nella globalizzazione”. Una contraddizione nei termini? Una provocazione? Per noi è stata l’occasione di toccare con mano come non sia più così necessario trasferire intere catene produttive in Paesi lontani; le tecnologie della produzione e di assemblaggio industriale, unite alla rivoluzione nella logistica integrata, permettono di avere in determinate localizzazioni condizioni di “prossimità” specifiche e tali da poter cogliere processi di globalizzazione che, se non proprio ineluttabili, domandano nuove modalità di governanza.
Tra le attività produttive a Tanger Med troviamo una grande casa automobilistica francese e nipponica. La localizzazione di Tangeri permette di produrre, aggregare e assemblare moduli dalle più diverse provenienze per una capacità di 400mila automobili all’anno; autovetture che poi vengono ridistribuite ancora in buona parte per via marittima nei mercati messi in connessione da una rete di 169 porti in 68 Paesi. Possibile che la Francia accetti appena fuori casa un simile modello produttivo di un’azienda nazionale? No; è la divisione del lavoro implicita dell’era industriale 4.0 e la globalizzazione può anche conoscere nuove forme di “prossimità”. Sono posti di lavoro rubati alla Francia oppure sono decine di migliaia di marocchini che non andranno a insediarsi, vagabondando, nelle banlieue metropolitane? Ma, non siamo sempre alla logica del non pagare tasse e dello sfuggire ad ogni regola? Le modalità di governanza di questi processi sono quindi importanti anche perché i regimi in porto franco non devono essere considerati equivalenti a quelli di una terra bruciata. Queste speciali zone di attività economica - che hanno caratterizzato la crescita cinese e del sud-est asiatico - comportano varianti nuove, da inserire in vere e proprie visioni, sia pur diverse e da contestualizzare. Tanger Med porta tra l’altro l’impronta di un architetto come Jean Nouvel. Il vecchio porto è stato trasformato in porto turistico, regalando 7 chilometri di passeggiata al mare. Ed è un Marocco che nel 2018 inaugurerà il suo TGV da Tangeri a Rabat a Casablanca.

Sono sviluppi che non ci toccano? Dobbiamo augurare i migliori frutti locali. Comunque la geopolitica dei trasporti del Mediterraneo, pur situandoci qui all’estremo di Gibilterra, ha anche incidenze sui porti liguri con nuove correnti da e verso il sud delle Alpi e che vale la pena di far rientrare nella strategia del trasferimento multimodale verso la ferrovia; nel segno di un San Gottardo ferrovia d’Europa.

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