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Start up, vantaggio competitivo sul mercato del lavoro?

14.05.2018 - aggiornato: 14.05.2018 - 09:03

di Siegfried Alberton

Quando si parla di Start up la mente corre subito alla miriade di iniziative che portano giovani e meno giovani a tentare la via imprenditoriale come degna alternativa al lavoro dipendente. A volte queste avventure partono dall’iniziativa di singole persone o piccoli team, altre come progetti strategici di aziende medio grandi che vedono in questa via la possibilità di sperimentare nuove tecnologie, nuovi prodotti o processi e nuovi modelli di business all’esterno delle proprie strutture con riduzioni di rischi, di costi e di ostacoli al cambiamento. Negli ultimi quindici anni si sono moltiplicati gli spazi appositamente dedicati alla cosiddetta incubazione di idee e progetti a sostegno della creazione di nuove aziende. Il nostro Cantone non è certo rimasto a guardare.  Tuttavia, vi è anche un altro modo di pensare alle Start up. Un suggerimento interessante ci viene dato da Jacques Laurent, Partner di Engineering Management Slelection E.M.S. AG, in un  articolo apparso sul quotidiano romando 24 Heures il 26 aprile scorso. In sostanza, Laurent invita a pensare l’esperienza Start up come una opportunità di aumentare il proprio vantaggio competitivo sul mercato del lavoro, nel senso che, grazie a questa esperienza, gli individui acquisiscono saperi e saper fare che permettono loro di rispondere meglio alle richieste del mercato in termini di competenze, possibilmente distintive. In effetti, chi fa una tale esperienza ha la possibilità di sviluppare molte delle competenze imprenditoriali che, almeno a parole, oggi, molti responsabili delle risorse umane delle nostre aziende cercano tanto quanto le abilità e le capacità più tecniche e disciplinari affini alla professione. Le Start up sono una palestra per lo sviluppo di competenze trasversali, da quelle tecniche a quelle economiche, da quelle manageriali a quelle commerciali e giuridiche. Durante il percorso imprenditoriale gli startuppers sviluppano la capacità di leggere le tendenze del mercato derivandone le opportunità di business. Imparano a gestire e a concretizzare progetti d’innovazione.  Comprendono quando e come attivare gli attori e i partner tecnici e commerciali attivi nel loro ecosistema di riferimento, sia esso locale, nazionale o internazionale. Imparano a cercare e ad attivare finanziamenti anche attraverso l’accesso alle diverse misure previste da apposite legislazioni a favore dell’innovazione e dell’imprenditorialità e attuate attraverso l’operato di specifiche organizzazioni. Si tratta di risorse molto preziose per le aziende e chi sviluppa queste competenze ha sicuramente qualche vantaggio competitivo da giocarsi sul mercato del lavoro. Una prospettiva senz’altro molto interessante che però nasconde alcuni interrogativi importanti alla luce di quanto osserviamo al di là delle enunciazioni: le aziende sono pronte ad assumere persone con queste caratteristiche e profili di competenze? Nonostante la richiesta di spirito imprenditoriale che leggiamo spesso sulle offerte di lavoro, le aziende sono aperte ad accettare persone con una forte personalità, con uno spiccato senso dell’autonomia e con poca predisposizione alle gerarchie troppo rigide? Per dirla con le parole di un imprenditore ticinese: le imprese sono pronte a trasformarsi per preparare loro stesse l’accesso alle nuove generazioni di giovani, digitali, con valori differenziati sui temi del lavoro e della sua organizzazione, nel tempo e nei luoghi? 

(Siegfried Alberton, resp. centro di competenze inno3 della SUPSI)

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