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Lavoro interinale al bando in Ticino?

28.03.2017 - aggiornato: 28.03.2017 - 15:29

di Eric Gerini*

In questi ultimi mesi, il lavoro interinale è spesso citato sulla scena politica cosi come nei dibattiti delle commissioni paritetiche. Si vuol far credere che questa forma di lavoro sia responsabile dei malanni che affliggono il mondo del lavoro Ticinese. Che di conseguenza dovrebbe essere circoscritto, se non addirittura soppresso. Si dà per scontato che l’appello alla manodopera a prestito sia la causa del precariato. Questa convinzione viene rafforzata dalla corta durata delle missioni proposte dalle agenzie così come dalla loro discontinuità. La realtà è ben più complessa.

Il lavoro interinale risponde ad una necessità. Da una parte permette ai più giovani di acquisire le prime esperienze e, a chi si è ritrovato in panchina, di rimettersi in gioco. Consente di cogliere al volo delle opportunità lavorative, che non verrebbero neanche create senza il lavoro interinale, mantenendosi in attività in modo del tutto regolare. Inoltre, spesso si dimostra essere un buon trampolino verso il cosiddetto posto “fisso”.

Dall’altra, permette di colmare in modo tempestivo un fabbisogno di manodopera. La crescita esponenziale citata da alcuni interventi in parlamento ne dimostrano chiaramente l’utilità. Di fatto, oggi, non si dispone di nessun’alternativa valida per coprire le lacune di manodopera durante i periodi di punta, per la sostituzione di un collaboratore assente o per ricevere un aiuto di qualche ora. È errato credere che per queste missioni le agenzie versino salari inferiori da quelli pagati dalle imprese locatrici. È altrettanto sbagliato pensare che queste privilegino il personale residente all’estero. Può essere, però, pertinente interrogarsi sul come mai il numero di stranieri è così importante in questo settore. Molto probabilmente la copertura sociale di cui i nostri disoccupati sono a beneficio rallenta il rendersi disponibile, in modo particolare quando si tratta di un lavoro di “corta durata”. È impressionante costatare a che punto un’agenzia che pubblica un annuncio venga presa d’assalto da cercatori di lavoro stranieri e di quanto scarse o nulle sono le candidature indigene. Di conseguenza è comprensibile che gli incarichi vengano attribuiti a chi si dimostra immediatamente disponibile ed entusiasta di potere far valere le proprie competenze.

Limitare il lavoro interinale rischia di ledere in modo severo l’economia ticinese e di recare un danno sostanzioso alle nostre casse sociali (delle quali le agenzie sono ottime contribuenti). Se veramente si desidera apportare delle migliorie in questo settore, può essere interessante renderlo più attrattivo ricercando soluzioni che permetterebbero di limitare la discontinuità delle missioni o di retribuirne il periodo d’inattività tra di esse. Per arrivare a questo bisogna però conferire in modo inequivocabile lo statuto di datore di lavoro alle agenzie. Il che implica, non solo sottoporle agli stessi obblighi, come è già oggi, ma soprattutto, farle beneficiare dei medesimi diritti (lavoro ridotto, indennità d’intemperie, assegni per periodo d'introduzione, ecc.) Inoltre è necessario aumentare la collaborazione con gli uffici regionali di collocamento, facilitare ed accelerare la comunicazione tra il cercatore d’impiego e l’offerente così come sanzionare chi rifiuta questa opportunità d’impiego. Bisogna accettare che stiamo attraversando un periodo d’incertezza e che purtroppo la ripresa economica sarà lenta. In questo contesto le imprese, seppure solide finanziariamente, sono molto prudenti nell’assunzione di nuove risorse umane in modo stabile. È quindi plausibile un aumento del lavoro su chiamata o delle forme atipiche d’impiego. Per tanto, meglio se questo viene attuato da agenzie di lavoro interinale il cui operato e severamente controllato e legiferato. Va ricordato che per esercitare nel prestito di personale bisogna essere muniti di un’autorizzazione. Inoltre è l’unico settore che si è organizzato per garantire un salario minimo anche dove non vi sono contratti collettivi. Questo a garanzia di uno standard di qualità. Il lavoro temporaneo contribuisce in modo rilevante alla competitività delle nostre aziende. Si tratta di un modello affermato che crea opportunità, va quindi valorizzato.

 

*Direttore generale di Pemsa,
società di collocamento e di prestito di personale. 

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