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Tra nuovi mercati e misure protezionistiche

09.04.2018 - aggiornato: 09.04.2018 - 12:49

di Valentina Rossi e Monica Zurfluh

Per la Svizzera, fortemente dipendente dall’estero, la conclusione di accordi di libero scambio (ALS) costituisce, assieme all’appartenenza all’OMC e alle relazioni con l’UE, uno dei tre pilastri su cui poggia la sua politica di apertura dei mercati e di agevolazione degli scambi internazionali. All’apertura di nuovi mercati, spinta anche dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione, si stanno però contrapponendo correnti e politiche protezionistiche.

La Svizzera sta progressivamente estendendo la sua rete di accordi di libero scambio (ALS) e oltre alla Convenzione AELS e all'accordo di libero scambio con l'Unione europea (UE), dispone attualmente di una rete di 28 ALS con 38 partner, a cui a breve se ne aggiungeranno altri due con altrettanti Paesi: l’ALS con la Georgia entrerà infatti in vigore il prossimo 1° maggio, l’ALS con le Filippine lo sarà dal 1° giugno.

Gli ALS, in generale, hanno oggi un vasto campo d’applicazione settoriale e contemplano tra l’altro il commercio di prodotti industriali e agricoli, le regole d’origine, le procedure doganali e le agevolazioni degli scambi. Essi favoriscono altresì l’accesso al mercato dei servizi e agli appalti pubblici e garantiscono la protezione della proprietà intellettuale e degli investimenti. Tuttavia alcuni trattati, soprattutto quelli conclusi prima del 2000, non sono così di ampia portata e sono quindi in corso delle revisioni. Attualmente è il caso ad esempio degli ALS con la Turchia, il Messico e Singapore.

Il grande potenziale del ceto medio in crescita nei Paesi emergenti sta spostando l’asse principale dell’economia mondiale verso l’Asia (si stima che nel 2030 due terzi dei consumi del ceto medio si registreranno in questo continente) e, a più lungo termine, anche verso l’Africa e l’America Latina. La Svizzera, assieme all’AELS, si sta già preparando a questo spostamento del baricentro economico del mondo e sul tavolo delle trattative figurano infatti ALS con Indonesia, India, Vietnam, Malesia e i Paesi del Mercosur, solo per citarne i principali.

L’ampia rete di ALS e il trattamento preferenziale dei prodotti, con possibilità di sgravio dai dazi e da determinate barriere è un’importante carta da giocare per le PMI svizzere. Constatiamo tuttavia che esse non solo la sfruttano poco, ma non vi prestano sufficiente attenzione.

Infine, nei Paesi con i quali la Svizzera non ha (ancora) degli ALS e/o nei mercati in cui talune barriere non tariffarie permangono o addirittura vengono reintrodotte a protezione della produzione locale, le PMI svizzere si trovano confrontate con procedure doganali dispendiose, tasse amministrative relativamente elevate oppure complicate formalità per documenti di accompagnamento della merce o ancora norme legate a requisiti tecnici della merce, in relazione ad aspetti quali la produzione, l’imballaggio e l’etichettatura, le condizioni di trasporto, la sicurezza, la salute o lʼecocompatibilità. Le PMI svizzere devono confrontarsi anche con questi aspetti, chiarire le condizioni quadro e prepararsi per tempo a far fronte a tali barriere nei loro mercati target.

*responsabile Servizio Export Cc-Ti

**responsabile S-GE per la Svizzera italiana

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