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L’importanza di Mirka, moglie, mamma, donna

30.01.2018 - aggiornato: 31.01.2018 - 09:58

Federer dopo l’ennesimo titolo ha riconosciuto i meriti della compagna. È stata lei a sbloccarlo in un momento topico della finale di domenica. Ma il suo ruolo va oltre.

© foto Keystone

di Paolo Galli

 

Roger Federer lo ha ammesso: «Per un attimo ho pensato che avrei perso la partita». Si riferisce, in particolare, al primo gioco del quinto set, con Marin Cilic a flirtare con il break. È a quel punto che Mirka si è fatta sentire. Lo abbiamo visto tutti; le immagini hanno d’altronde fatto il giro del mondo. Si è alzata in piedi e ha incitato suo marito, volando sopra le altre voci, sopra ogni altro incitamento e borbottio. Roger ha sentito lei soltanto. E ha capovolto quel pensiero di un istante, quella paura. Ha tenuto il servizio e ha poi rubato quello del croato. Partita chiusa.

È come se in quel momento tutti si fossero accorti dell’importanza di Mirka, di una moglie. Un’importanza che non può però essere ridotta a un grido, a un applauso, a una ventata di calore. Mirka Vavrinec è molto di più. È una donna, tanto per cominciare. È una mamma ed è una moglie, ma rimane principalmente una donna. Chi la conosce assicura che è una donna realizzata. Non una vittima del sistema, della vita stramba del marito. Lo aveva sottolineato, tanto per cominciare, Anna Wintour, direttrice di “Vogue” e amica della coppia: «Lei ama questa vita, ama Roger e ama questa vita. Ama prendersi cura della casa, dei figli. Sa benissimo che è lei a rendere possibile questa sua stessa vita».

 

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Miroslava – questo il suo nome, in realtà – ama anche il tennis, anche se un infortunio a un piede le impedì di fare davvero strada, di andare oltre quel 76° posto del ranking che non rende giustizia al suo talento. Un talento sbocciato presto, ispirato dall’incontro con l’idolo del padre – gioielliere emigrato da Bojnice, Slovacchia, a Sciaffusa –, ovvero Martina Navratilova. La conobbe nel 1987, a margine di un torneo in Germania. L’iconica tennista ceca le regalò una racchetta e la spinse a prendere lezioni. «Con quel fisico...», suggerì. Mirka aveva appena nove anni, ma era lunga e proporzionata, pronta per una carriera da sportiva vera. Già, non fosse stato per quell’infortunio...

Il tennis le regalò comunque l’incontro con Roger Federer. Era il 2000, anno olimpico. A Sydney sbocciò un amore imprevisto. Lui aveva diciannove anni e un caratteraccio ancora da domare. Lei ventidue, un viso dolce e una promessa di matrimonio già nel cassetto. Riferita non a un altro tennista, bensì a uno sceicco arabo. Ma il basilese seppe comunque conquistarla. «Non pensavo fosse tanto divertente», confessò lei. Presero a gironzolarsi attorno, l’uno all’altra. E l’ultima notte, prima del ritorno in Svizzera, scattò il loro primo bacio. Da lì al matrimonio sarebbero passati otto anni e mezzo. Per il “sì” però – l’11 aprile del 2009 – ci è voluto un attimo. E Mirka a quel punto già aspettava i primi figli, due gemelle, Charlene Riva e Myla Rose, che dal canto loro sarebbero nate il 23 luglio di quello stesso anno.

 

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Lei aveva già abbandonato il tennis giocato. Lui era ormai diventato per tutto il mondo Roger Federer, l’unico e il solo. Lei era l’unica e la sola per lui. Lui che non ha mai perso occasione per definirne l’importanza. Lo scorso anno, a Wimbledon, disse: «Senza di lei non potrei fare niente. Se mi dicesse “non posso viaggiare più”, direi “ok, la mia carriera finisce qui”. Semplice. Lei è la chiave di tante cose. È la migliore, è stata un supporto incredibile in tutti questi anni. Sono contento che mi permetta di inseguire quelli che sono i nostri sogni. Uso il plurale perché anche se lei si impegna in un altro versante, l’impegno e la dedizione che mette per fare in modo che io possa perseguire certi traguardi sono uguali a quelli che metto io». In un’altra occasione andò addirittura oltre: «Fra i due, quella più impegnata è lei. E io cerco di aiutarla il più possibile».

Non siamo dalle parti del romanticismo. È un rapporto di simbiosi. Dove c’è lui, c’è lei. Dove c’è lei, ça va sans dire, c’è lui. Una volta lui dichiarò: «Per me essere solo è essere con Mirka». Una dichiarazione che non va fraintesa nella sua traduzione. Roger Federer si sente davvero a suo agio soltanto quando sta con lei, con Mirka: sono un tutt’uno. Si stimolano e si proteggono. Lei non ama le interviste, ne ha rilasciate pochissime, e a entrambi sta bene così. Ancora Roger: «Io la proteggo dai media. Parlo per entrambi». Non una forma di prepotenza, ma una nuova dimostrazione di quanto i due siano uniti, ognuno con il proprio profilo, ognuno con il proprio posto nel mondo. Uno sta in campo, gioca e fa il fenomeno. L’altra è il suo punto di riferimento, una stella cometa sempre presente, dal 2000 in poi, tutti i giorni dell’anno. Sempre, appunto.

Lei sa che il suo momento, il momento per godersi appieno il marito, al di là del campione, arriverà presto. Non ha fretta. Ama viaggiare, gli hotel e, nonostante la riservatezza, non abdica di fronte alle serate mondane, a nuove conoscenze. Ancora Anna Wintour aveva avuto modo di dire: «In una determinata occasione la presentai a vari stilisti famosi. Lei si mostrò molto umile. Ma sapete quale fu la cosa che più mi colpì? Che a fine serata ricordava ogni nome, degli stilisti, sì, ma anche degli autisti». Evidentemente non un aspetto comune a molti cosiddetti vip. È attenta, nota tutto. Glielo si legge negli occhi, piccoli ma vispi, e decisi. Mamma Federer, la signora Lynette, della nuora ha descritto a meraviglia carattere e ruolo: «Lei garantisce l’armonia nella sua casa. È paziente, ma anche decisa e determinata. Ed è davvero empatica. C’è sempre, per Roger, ma è anche una madre molto presente e impegnata. Per noi è una fortuna che faccia parte della nostra famiglia». Una volta che c’è il consenso della suocera c’è tutto, no?

 

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Che sia una donna determinata lo giurano anche le persone che la videro crescere nel tennis, ma potrebbe testimoniarlo anche Stan Wawrinka, che a causa sua sfiorò la rissa con l’amico Roger. Pare che lei urlò al vodese, nel corso della semifinale del Masters 2014 – a pochi giorni dalla finale di Coppa Davis... –, qualcosa come “piangina”, nel suo equivalente in inglese. Vinse Federer, che all’ultimo atto avrebbe comunque perso da Novak Djokovic. Be’, i due minimizzarono, in conferenza stampa, ma la tensione rimase percepibile per alcuni giorni. Scomparve a Lille e venne del tutto dimenticata una volta conquistata l’Insalatiera. Un trofeo bellissimo, uno dei più importanti, perlomeno a livello di percezione popolare, della carriera del basilese (e di Stan). Roger che festeggiò, quel giorno, con Mirka e i loro quattro figli. Già, perché nel frattempo erano nati – il 6 maggio di quell’anno – anche i gemellini maschi, Leo e Lennart.

Moglie, mamma di quattro figli, sì, e donna, donna in carriera, una carriera che non le viene da tutti riconosciuta. Roger la riconosce eccome: «Tutti dicono che sono il migliore di sempre, ma io ho bisogno di Mirka per essere il migliore», le sue parole più belle. Paul Annacone, già coach del basilese, aggiunse: «Lei capisce alla perfezione il quadro generale e fa un grande lavoro per permettere a Roger di lavorare al meglio. E poi sa tutto di lui, c’è sin dall’inizio di questa avventura, sa di cosa c’è bisogno e come ottenerlo». Per questo viene definita anche manager del marito. «Il tennis è onnipresente nelle nostre vite. Ogni giorno, ogni minuto», ha detto Mirka a sua volta in un’intervista. A unirli è il tennis, sì, ma mica solo quello.

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