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Canoni d'acqua, dietrofront del Governo

23.05.2018 - aggiornato: 23.05.2018 - 18:36

Dopo il malumore espresso soprattutto dai Cantoni alpini, il Consiglio federale ha deciso di mantenere invariata l'aliquota massima. La palla ora passa al Parlamento.

I cantoni, in particolare quelli di montagna, possono tirare un sospiro di sollievo. Il Consiglio federale ha deciso oggi di mantenere invariata a 110 franchi per chilowatt lordo (fr./kWl) l'aliquota massima dei canoni d'acqua annui fino al 2024. In un primo tempo, il Governo proponeva di ridurla a 80 fr./kWl dal 2020. Il Parlamento deve ancora pronunciarsi.

Il progetto di revisione transitoria della legge sull'utilizzazione delle forze idriche aveva suscitato numerose critiche durante la consultazione. I Cantoni, tra cui il Ticino e i Grigioni, e i Comuni avrebbero incassato 150 milioni di franchi l'anno in meno. Per questo le autorità cantonali si erano espresse a favore del mantenimento dell'attuale aliquota. Attualmente, dei 556,6 milioni che fruttano all'anno i canoni d'acqua, il Ticino ne incassa 55,1, i Grigioni 124, il Vallese 164, Uri 26, Berna 45 e Argovia 49.

Nelle intenzioni della consigliera federale Doris Leuthard, durante il periodo 2020-2022 il canone massimo annuo sarebbe passato dagli attuali 110 a 80 fr./kWl. A partire dal 2023 questo regime transitorio sarebbe stato sostituito da un modello flessibile, con un'aliquota massima del canone annuo composta da una parte fissa e da una parte variabile, dipendente dal prezzo di mercato.

Della riduzione avrebbero beneficiato i gestori di centrali idroelettriche, alcuni dei quali sono al momento in difficoltà a causa del basso prezzo della corrente. In consultazione taluni gestori si erano però detti scettici e avevano proposto un'immediata introduzione di una normativa flessibile, si legge in una nota governativa odierna.

Dal canto suo, Economiesuisse si era opposta alla riduzione del canone annuo soltanto per le centrali deficitarie. Secondo l'organizzazione delle imprese svizzere questo trattamento differenziato avrebbe penalizzato i produttori efficienti.

Di fronte a queste critiche il Governo ha abbandonato il progetto iniziale. Nel suo messaggio trasmesso al Parlamento si limita a cambiamenti minimi. Oltre allo statu quo sull'importo dell'aliquota massima fino al 2024, l'esecutivo prevede di esonerare dal canone annuo per i primi dieci anni le nuove centrali idroelettriche che beneficiano di un contributo d'investimento. Un alleggerimento è pure accordato agli impianti che hanno effettuato grossi lavori di ampliamento.

 

La soddisfazione dei Cantoni alpini

La Conferenza dei governi dei cantoni alpini (CGCA) ha accolto "con soddisfazione" la proposta del Consiglio federale al Parlamento di mantenere invariata l'attuale aliquota massima del canone annuo per i diritti d'acqua. "Si tratta di una decisione oggettivamente e politicamente corretta, in quanto non sussiste alcuna giustificazione per una riduzione dei canoni", scrive in una nota la CGCA, che ha sede a Coira ed è attualmente presieduta dal consigliere di Stato ticinese Christian Vitta.

Infatti, secondo uno studio commissionato dalla CGCA, la produzione idroelettrica ha contribuito positivamente al settore elettrico nel suo complesso, facendo registrare utili a prescindere dai prezzi di mercato già ridotti e dal regime vigente per il canone d'acqua. Dal 2016 il prezzo di mercato dell'elettricità è aumentato di oltre il 25%. Malgrado l'attuale e estremamente basso grado di riempimento dei bacini di accumulazione, quest'inverno è stato possibile realizzare guadagni "molto interessanti".

La CGCA ritiene inoltre che sia "inutile" limitare nel tempo il mantenimento dell'attuale aliquota massima. Il modello oggi in vigore sarà infatti in ogni caso abrogato con l'entrata in vigore di un nuovo modello per i canoni d'acqua sul quale il Consiglio federale intende avviare una consultazione nell'autunno prossimo o nella primavera 2019.

La CGCA si dice "disponibile per una discussione" in merito all'eventuale introduzione di un nuovo modello flessibile di canone massimo per i diritti d'acqua. Tuttavia - aggiunge - questo "dovrà necessariamente adempiere a dei presupposti fondamentali". In primo luogo occorrerà considerare l'intero valore aggiunto conseguibile con lo sfruttamento della forza idrica. Le società elettriche dovranno inoltre essere tenute alla piena trasparenza di tutti i costi e di tutti i ricavi. Da ultimo, il corrispettivo per l'utilizzazione della forza idrica dovrà rimanere "in tutto e per tutto un indennizzo per le risorse". Solo così sarà garantito che i cantoni idroelettrici parteciperanno in modo equo al cosiddetto reddito dalle risorse, conclude la nota.

(Red/Ats)

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