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Tigri Tamil, sentenza a giugno

14.03.2018 - aggiornato: 14.03.2018 - 17:43

I 13 presunti fiancheggiatori in Svizzera dell'organizzazione criminale dello Sri Lanka avrebbero raccolto circa 15 milioni di franchi tramite un sistema di crediti al consumo.

© KEYSTONE/Ti-Press/Alessandro Crinari

Il processo contro tredici presunti fiancheggiatori in Svizzera delle Tigri tamil dello Sri Lanka è giunto al termine oggi a Bellinzona, dopo l'arringa della difesa. Il Tribunale penale federale emetterà la sentenza solo il 14 giugno. Le accuse contro gli imputati - dodici tamil e un tedesco - vanno dal sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale alla truffa, passando dall'estorsione alla falsità in documenti, fino al riciclaggio di denaro.

Secondo l'accusa, le attività illecite - durate una decina di anni, tra il 1999 e la sconfitta della guerriglia tamil nel maggio 2009 - avrebbero consentito di raccogliere, tra la comunità tamil in esilio, circa 15 milioni di franchi tramite un sistema sofisticato di crediti al consumo. I soldi sarebbero serviti a finanziare le attività di guerriglia delle Tigri di liberazione dell'Eelam tamil (LTTE), ritenute dalla procuratrice federale una organizzazione criminale a carattere terroristico.

Nell'ultima giornata del processo, gli avvocati della difesa hanno preso posizione riguardo alle richieste civili e alle spese processuali, che ammontano a circa 3,8 milioni di franchi. In caso di condanna, queste saranno a carico degli imputati.

Uno degli avvocati, Jean-Pierre Garbade, ha descritto gli elevati costi una conseguenza della "megalomania del Ministro pubblico, del compiacimento nei confronti dell'Unione europea e delle relazioni economiche della Svizzera con lo Sri Lanka".

Nel suo intervento finale un imputato, il direttore del World Tamil Coordinating Comitee (WTCC), ha ricordato nuovamente le persecuzioni subite dai tamil nello Sri Lanka e la lotta delle Tigri tamil fino al 2009. Anche altri imputati hanno infine preso ancora una volta la parola.

Lungo processo

Nel corso del processo, durato circa otto settimane, procura federale e difesa hanno presentato due posizioni diametralmente opposte riguardo agli imputati e alle loro attività nel WTCC.

Con le loro richieste presentate in occasione dell'inizio del processo e le arringhe, gli avvocati hanno cercato di far rimandare il dossier alla procura. Hanno definito il procedimento "un processo politico" condotto su iniziativa dell'Unione europea.

La difesa ha rimproverato accuse sproporzionate e numerose irregolarità verificatesi durante l'indagine penale.

Inspirazione Al Qaida

La procuratrice federale Juliette Noto ha presentato le LTTE come un movimento la cui efficienza ha ispirato Al Qaida. Ha anche evidenziato gli atti criminali delle Tigri tamil con foto, in cui apparivano il direttore del WTCC con una mitragliatrice e bambini soldato. Nelle sue osservazioni ha cercato di dimostrare che gli imputati hanno sostenuto le LTTE consapevoli di quanto accadeva.

I difensori hanno dal canto loro sottolineato la legittimità della lotta delle Tigri tamil contro il regime. Secondo le loro arringhe, i fondi raccolti nella comunità tamil della Svizzera attraverso il WTCC servivano a scopi umanitari. Gli avvocati hanno affermano inoltre che il denaro è stato donato volontariamente. Mentre la procuratrice ha sostenuto che sulla diaspora nella Confederazione è stata esercitata pressione attraverso minacce nei confronti di famigliari nello Sri Lanka.

Gli indipendentisti tamil hanno combattuto contro l'esercito dello Sri Lanka dal 1983 al 2009 nel corso di una guerra civile che ha causato la morte di circa 100'000 persone.

(Ats)

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